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  • Inguine di Daphne - DecaDanza
    Inguine di Daphne - DecaDanza
    Genere: dark wave, rock, sperimentale
    Data uscita: 2009
    Label: DL Indipeso / Elektrockart
    Durata: N.A.
    Sito Web: N.A.
    Voto: 7.9/10
    Recensito da: Emanuele Catani

    Inguine di Daphne - DecaDanza

    "L' inguine di Daphne ispira il proprio nome alla creazione scultorea di Bernini “Apollo e Daphne” ed è un progetto polivalente incline ad unire musica, pittura, videoarte, poesia, mimica, teatrodanza e recitazione. Lo spettacolo si svolge in un luogo immaginario idealizzato da scenografie minimali che richiamano ambientazioni ospedaliere rarefatte di inizio '900. La cura del linguaggio gestuale si interseca con la musica e le immagini di uno spettacolo fibrillante e poetico. I testi dalla elegante poetica, si innestano all'interno di arrangiamenti viaggianti e assuefatti."

    Prendiamo in prestito ciò che recita il myspace del gruppo per spiegare correttamente di cosa stiamo parlando: l'Inguine di Daphne è un sestetto italiano che fa della dimensione live la sua reale incarnazione. Di fronte a tali particolari progetti, succede spesso di trovarsi di fronte una formazione talmente legata alla rappresentazione live che nella prova su disco finisce per non convincere appieno, soprattutto al debutto.
    Lo diciamo subito: queste orecchie hanno vibrato al suono di parecchi debut album e raramente si sono trovate davanti ad un simile livello qualitativo al primo colpo: non è facile affacciarsi per la prima volta e fare centro con una proposta così particolare.

    Da Intromentale a Kirurgia la proposta dell'Inguine di Daphne si muove sinuosa senza cedimenti, snodandosi in un complesso discorso che coinvolge dark wave, elettronica, avanguardia e rock avvolti in tonalità e timbriche crepuscolari. Il vorticoso incedere delle canzoni miscela sfumature armoniche obblique e melodie sfuggenti intente ad avvolgere ritmiche pulsanti e incombenti. Intorno intanto si odono deflagrazioni in ambienti angusti con squarci di chitarre che graffiano impressioni su quadri di chiaroscuri, adagiati su pareti vibranti di elettronica.

    Il rischio che il tutto si tramuti in un mero e claustrofobico complesso di introversione è presto scongiurato: l'ombroso amalgama si risolve in un ammaliante gioco di luci e ombre, che travolge e insieme placa nel costante alternarsi di vuoti e pieni. Quello che emerge è una creatura multiforme, onirica nei testi e nelle atmosfere, che colpisce a fondo chi nella penombra e nell'introspezione trova un'inevitabile attrazione.

    L'ennesima prova che anche in Italia abbiamo la possibilità di sperare in un futuro roseo per la musica coraggiosa.





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il ven 05 febbraio 2010
da Emanuele Catani Stampa il Contenuto Crea file pdf del Contenuto
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Giornaliero - Anno II
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