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The Ocean - Pelagial

The Ocean - Pelagial

Pelagial è il climax della discografia dei The Ocean e uno dei punti più alti della storia della scena. Ripetersi sarà praticamente impossibile..ma è tanta la classe che straborda da questo disco che ci si può aspettare di tutto. Questo è il bigliet...

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Electric Sarajevo - Madrigals

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Anathema - Weather Systems

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Kyuss - Blues for the Red Sun

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Dente - Io tra di Noi

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Arctic Monkeys - Suck It And See

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Secret, The - Solve et Coagula

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Trieste è una città fredda, offesa dalla Bora che la rende più tri(e)ste. Ma i The Secret, formati nel 2003, sono invece caldi e protetti dall’imponente Southern Lord, gente che di certo non si scomoda facilmente per una band italiana. Arrivati al te...

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Monografia Toto


Fu forse perché la spada di Damocle gli sembrava di sentirla davvero pendere tra capo e cervice , che Jeff Porcaro scelse quell’immagine come la più rappresentativa di un gruppo ancora oggi non adeguatamente considerato. Il sole caldo di Los Angeles non ha mai illuminato a sufficienza le musiche dei fratelli Porcaro, contribuendo così a non spogliarle di  una buona dose di malinconia tipicamente europea, ben lontana dal mito del Sogno Americano, sebbene in piena epoca Raeganiana; e per questo atteggiamento “colto a metà” i Toto sono stati sempre accolti con grande entusiasmo in Francia, Belgio, e persino in Giappone, paese in cui Tambù (1995), divenne addirittura disco d’oro. Mosso da idee piuttosto singolari, Jeff Porcaro era un po’ l’alfiere del gruppo, la sorgente ritmica, musicale  e stilistica, oltre che un ottimo batterista, e non fu afatto semplice sostituirlo, quando nel ’92 scomparve a soli 38 anni stroncato da un arresto cardiaco causato dall’utilizzo di alcuni pesticidi, ma in realtà già indebolito da pregressi problemi. Prima di registrare un nuovo album con Simon Philips, il solo batterista contattato per prendere il posto di Porcaro, ci vollero tre anni,  nel corso dei quali si pensò più volte allo scioglimento scongiurato in primis dalla stessa famiglia Porcaro. Tambù, trainato dal singolo “I Will Remember”,  fu un album diverso dai precedenti, ancora più vicino alle linee melodiche orecchiabili degli anni ’80, soprattutto perché a darle voce non era più Bobby Kimball, ma il tastierista David Paich, uno dei membri fondatori della band.

I Toto erano figli di due culture, o meglio, di due atteggiamenti: pensieroso e introspettivo l’uno, californiano e solare l’altro. E non si può dire che questo dualismo espressivo si sia espresso in maniera cronologicamente ordinata, anzi: queste due culture a metà potevano convivere nello stesso disco, o addirittura nello stesso pezzo. Sin dall’esordio, il loro disco omonimo del ’78, coraggiosamente aperto da un intro strumentale, “Child’s Anthem”, che li rese già noti al grande pubblico grazie al singolo “Hold The Line”, sicuramente la traccia meno meritevole dell’album il cui tipico ritmo in battere prepotentemente incalzante contrastava con brani più “pensierosi” come “Taking It Back” scritta dal primo tastierista Steve Porcaro, fratello di Jeff (che circa 4 anni dopo firmerà inoltre uno dei brani di “Thriller”, Human Nature). L’anno successivo i Toto pubblicarono il loro secondo album, da un titolo chiaramente evocativo, popolato da Santi, draghi e chimere: Hydra.

La formazione rimase la stessa: Bobby Kimball nelle vesti di front man, David Paich e Steve Porcaro alle tastiere e ai cori, Steve Lukater alla chitarra, David Hungate al basso e Jeff Porcaro alla batteria. Il secondo disco, che sembrava  confermare la compattezza sonora della compagine, si apriva con la Title track, una piccola suite ben articolata rivelatrice di un atteggiamento più incisivo in particolare maniera da parte di Lukater che iniziava ad inoltrarsi in una serie di escursioni solistiche più impegnative. Tutto il disco è attraversato dal drumming di Porcaro, e anche Kimball si dimostra in possesso di un’estensione vocale notevole che contribuisce a creare un’atmosfera molto più hard, costellata di tanto in tanto di momenti più delicati come 99 e Mama. Il gruppo, il cui nome è volutamente lo  stesso del cagnolino di Dorothy, la protagonista del Mago di Oz, non è mai riuscito a rompere certi argini in cui è rimasto serenamente confinato:  certo non si può dire che i Toto abbiano segnato un’epoca, una generazione, una particolare controcorrente culturale, né uno stile musicale. Né si può dire abbiano mai dato alla luce un album capolavoro  che gli abbia consentito di distinguersi come è successo per altre formazioni, per poi magari, improvvisamente declinarsi.

Ma esattamente a trent’anni dalla loro costituzione, nel 2006, i Toto hanno pubblicato “Falling In Between”, un disco che non ha nulla da invidiare ai precedenti, recensito dalla critica come il migliore dopo Toto IV, dando prova di essere niente più che  una compagine  di musicisti, ancora in grado di entusiasmarsi galvanizzando il proprio pubblico, finanche ad un mese dallo scioglimento avvenuto nel 2008, al termine del tour. La formazione finale vedeva ancora Bobby Kimball come front man della band, maggiormente riconoscibile grazie ai baffi e alle sue vistose camice piuttosto che per la voce di cui rimaneva ben poco. C’erano ad accompagnarlo sul palco Mike Porcaro al basso (unico superstite della famiglia), David Paich alle tastiere, Steve Lukater alle tastiere e Simon Philips alla batteria, degno successore di Porcaro. Ed era in questo periodo di reunion, in piena controtendenza, che Steve Lukater confermava intanto le voci sullo scioglimento a mezzo lettera ai fan pubblicata sul sito ufficiale, in maniera forse troppo semplice e netta: dal 6 giugno 2008 “I Toto non esistono più”, senza nulla aggiungere, senza un minimo di pathos, come il rock che suonavano, col tempo diventato più duro e sanguigno.

DISCOGRAFIA

In Studio

Live

 

Toto - Il gruppo
Immagine: Toto

Toto Falling in Between
Disco: Toto - Falling in Between

il gio 01 gennaio 1970 da Alessandra De Vita
Commenti: 6
non valutato -