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Genere: rock
Data uscita: 2012
Label: Wallace
Voto: 7.0
Recensito da: Matilde Sambo

Recensita il mer 14 marzo 2012 da Matilde Sambo
Punteggio Assegnato all'Autore: 70/100

Bologna Violenta

Utopie e piccole soddisfazioni


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Bologna Violenta colpisce ancora con martellanti colpi nel suo nuovo "Utopie e Piccole soddisfazioni".
Tutto inizia con "Incipit" dove sulle parole di Saragat, di un lontano '67,  Manzan lavora prima con una tranquilla atmosfera sul discorso di capodanno del presidente della Repubblica, per poi aumentarne i toni con un sound metal che ci fa solo entrare in quella che sarà l'atmosfera dei brani successivi molto più spinti."Incipit" è la radice da cui si dirama il resto del lavoro.L'atmosfera è cambiata rispetto al suo "Nuovissimo Mondo" ma l'intento è sempre quello di colpire e sfregiare le note calme con frustate di elettronica metal come in "Mi fai schifo"."Piccole soddisfazioni" è semplicemente un cambio di stazioni radio ma quando sembra che in pezzo di soli 50 secondi sia tutto lì ecco che dopo un sorriso nel sentire la voce di una ascoltatrice che chiede una canzone non riusciamo più a sentire niente perchè Manzan ci ricorda cosa stiamo ascoltando: Bologna Violenta.Proprio quando si pensa di aver capito ogni cosa dei brani che seguiranno ecco giungere "intermezzo" che ti fa tenere le orecchie tirate aspettando il fulmine metal o la distorsione e invece ecco tutta la maestria musicale del violinista trevigiano che si riversa in 2.03 minuti nelle orecchie, forse un po' assordate, che si aspettavano e non hanno avuto.Il martellamento come in "Costruirò un Castello per lei" non è il solito devasto elettronico che si sente, ma un'accurata ricerca di suoni.L'atmosfera dei suoni improvvisi e gracchianti e delle voci che raccontano o semplicemente strascicano qualche parola tra i suoni, hanno lo stesso impatto delle immagini pornografiche che i Throbbing Gristle proiettavano ai concerti un impatto che deve urtare, dare fastidio, ma ci fa anche vedere come quello che a un primo impatto urta a poco a poco diventa una cosa normale e quasi da più fastidio che non ci sia, ce lo aspettiamo e lo vogliamo dove non c'è.Anche qui tutto odora di grido liberatorio nei confronti di un opprimente situazione sociale basti pensare a "Remerda".Il lavoro non è comunque un semplice discorso apolitico.Manzan vuole sfiguarare e dare un altra faccia a quello che fa ascoltare riuscendo nonostante una martellante ripetitività a lanciare un messaggio chiaro e che resta nella testa con molta violenza.


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Pubblicato in Recensioni Cd Musicali