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Genere: elettronica, synth, wave, dark, post
Data uscita: 2/2013
Label: Autoprodotto
Durata: 40 mins circa
Sito Web: Clicca Qui
Voto: 8.0
Recensito da: Emanuele Catani

Recensita il mar 21 maggio 2013 da Emanuele
Punteggio Assegnato all'Autore: 80/100

Electric Sarajevo

Madrigals


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Ah davvero?? Primo disco?? Autoprodotto?????
Alzo le mani. Niente lascia trasparire inesperienza nel primo lavoro dei romani Electric Sarajevo. Niente è lasciato al caso o abbozzato. "Madrigals" parla chiaro e lo fa fin da subito. A cominciare dall'artwork del disco: elegante nei caratteri, nella scelta stilistica del "libretto",  e nei richiami immaginifici ai classici Kraftwerk e Piano Magic (foto ad opera di Paolo Soellner).
Poi lo metti su e lo lasci suonare. Scandito, limpido e pulito: un incedere strutturato, multiforme, pieno di sfumature ma avaro di crepe e tentennamenti. Il centro di tutto è il crescendo emotivo sul quale si basano le nove composizioni del lavoro. Tutto intorno si incastrano, attorcigliano, ripiegano e si fondono synth pop, dream pop, post rock elettronico tanto vicino agli Ulver quanto disciolto tra sferzate Mogwaiane e vortici Radioheadiani contemporanei. Il tutto marchiato darkwave.  Il contesto che si pone innanzi all'ascoltatore è un drammatico movimento di architetture armoniche che sanno bene come sublimare una spinta melodica crepuscolare e malinconica dalla grande capacità comunicativa. Quello espresso è un disagio, una protesta, un monito che attraverso il simbolo di una città violentata dalla guerra offre lo spunto per riflettere sull'autodistruzione al quale tende per natura l'uomo. Madrigals, però, non è un disco che preclude ogni futuro, anzi: la spinta propulsiva e il suo incedere a tratti marziale è un richiamo ad una unità di intenti che portino l'esistenza ad un nuovo/antico livello. Ed è proprio lì che fanno la pace le meccanicità preimpostate delle vite attuali(la drum machine e l'elettronica ai motori) e l'infinita e innata espressività umana libera da vincoli( nel suono analogico dei classici strumenti come chitarra, piano, basso e l'uso delle varie timbriche della voce). Ed è proprio lì che Madrigals affonda i colpi vibrando epicità e risoluzione che finalmente si sollevano dal cumulo di macerie in fughe ascensionali, aperture e slanci onirici e luccicanti giochi caleidoscopici. Ed è, infine, proprio attraverso questo suo continuo mutare abilmente che Madrigals intende suggerire, sintetizzare ed esplicare la natura eclettica, poliedrica e imprevedibile dell'amore: l'unico reale motore che dovrebbe esser lasciato libero di "mover il sole e l'altre stelle".

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