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Riverside - Anno Domini High Definition
Riverside - Anno Domini High Definition
Genere: prog rock metal
Data uscita: 8/2009
Label: Inside Out
Durata: 45 mins
Sito Web: N.A.
Voto: 8.7/10
Recensito da: Gian Marco D’Urso

Riverside - Anno Domini High Definition

Cominciamo col dire che i polacchi stavolta hanno sfornato un album molto Prog, e molto metal. Asciutto, complesso, veloce e sentito.

Se vi piacciono i paragoni state per sentire un album molto più spasmodico e violento dei precedenti, anche se solo a tratti. I Riverside creeranno panico con grande abilità.(come grande risulta l'abilità del sound tech.)
Un panico sistematico, tecnico, ritmicamente contorto (e gradevole) nonchè ansiogeno, coadiuvato con i loro caldi soli di chitarra, di synth e tutte quelle atmosfere cupe, opache, nelle quali il piano è il protagonista principale e che sono poi il marchio di fabbrica del gruppo.

Anno Domini High Definition non è altro che una finestra sul disturbo evolutivo dell'autocontrollo denominato appunto ADHD. Del quale una delle sindromi più evidenti è l'iperattività. Ed è con HyperActive che i Riverside ci apriranno il loro nuovo lavoro, che sarà anche la traccia più breve del disco, secca, aggressiva e nonostante questo, non meno prog.
Driven to Destruction segue. Sarà un po più lunga, ma con la durata aumenterà anche la quantità di virtuosismo e, cosa rara di questi tempi, di pathos.

L'album continua con la mini-suite Egoist Hedonist, in cui pregevole è l'inserimento di un trio con tromba, sassofono e trombone che impreziosisce la composizione. E' la più calma Left Out a seguire. Qui possiamo notare i Riverside più morbidi, in un album che rende i primi minuti di questa canzone un po fuori contesto, ma che già dal secondo ascolto riuscirà a convincere anche grazie all'escalation finale.
Il lavoro chiude le danze con la completa è dir poco, Hybrid Times. Un'esperienza più che una canzone. Anche relativamente breve e difficile da descrivere.Una delle più coinvolgenti dell'intero disco.

Parti di basso davvero notevoli da parte del frontman del gruppo polacco, Mariusz Duda, che ricordano a tratti i Tool di Chancellor, vi accompagneranno per tutto l'album che vede mettersi in luce anche un altro dei punti forti, a mio avviso, di questo giovane gruppo: l'uso a dir poco esplosivo delle tastiere di Michal Lapaj. Notevole.
Aggiungo che Tutti i suoni usati nell'album sono semplicemente fantastici, l'organo elettrico è travolgente e tutti gli effetti di sinth e chitarra sono decisamente azzeccati, cosa non poco rara.

Insomma, dopo una svolta decisa e convincente dalla precedente trilogia (composta dai primi tre album) i Riverside rimangono comunque facilmente riconoscibili. E questo non è dovuto solo alla componente vocale di Duda che è effettivamente da considerarsi particolare nel panorama prog, bensì a un identità che va oltre e che non potrà che continuare a farsi amare dai Fan destinati ad aumentare.
Un disco che consiglio vivamente a tutti gli amanti del prog metal e dintorni...




il gio 01 gennaio 1970 da Gian Marco D'Urso
Commenti: 6
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