Avantasia – The Scarecrow

Avantasia – The Scarecrow

Stupefacente ed affascinante. Tanto atteso quanto ben accolto. “The Scarecrow”, nuovo album di Avantasia (progetto ideato con successo dalla mente di Tobias Sammet) prenota prepotentemente un posto tra i migliori dischi del 2008.
Il nome del progetto rappresenta la fusione delle parole Avalon e Fantasia e descrive un mondo al di là dell'immaginazione umana (come riportato nel Booklet di “Avantasia – The Metal Opera – Part I”). I primi due album del progetto narrano infatti la storia di un monaco domenicano, Gabriel, all'inizio del diciassettesimo secolo.
Tutto nasce nel 1999, durante il tour di “Theatre Of Salvation”. Sammet inizia a scrivere e a coinvolgere altri artisti della scena Metal internazionale. Il primo fu Henjo Richter, chitarrista dei Gamma Ray. Successivamente anche Kai Hansen e Michael Kiske si dimostrarono entusiati di prendere parte all’ambizioso progetto. Il resto è storia.
“The Scarecrow” segue la strada già percorsa in precedenza da Sammet e soci. Come al solito gli ospiti illustri non mancano; Roy Khan (Kamelot) arricchisce di profondità vocale un pezzo tirato ed esplosivo come l’iniziale Twisted Mind mentre l’ugola di Jorn Lande è messa a disposizione della splendida The Scarecrow. Vera chicca del lotto, il pezzo fonda le proprie fortune su undici minuti di Power Metal che non risparmia viaggi Prog e voli pindarici nel Hard Rock anni ’70. Le chitarre di Sascha Paeth si mostrano chirurgicamente collaudate al martellante ritmo offerto dallo strumento di Eric Singer.
Come non citare la partecipazione di personaggi del calibro di Alice Cooper, Michael Kiske, Bob Catley, Henjo Richter e Kai Hansen (chitarra). I sei minuti abbondanti di Shelter from the Rain catturano al primo ascolto. La cavalcata in doppia cassa sfocia nel più classico de ritornelli Power (magniloquenti e dal sound saturo e gonfio di elementi differenti).
Un plauso particolare va a Amanda Somerville. Le luci soffuse di What Kind of Love devono molto alla sua calda presenza vocale (il suo è un approccio che ammalia e che rapisce i sensi). Il brano rappresenta un delicato viaggio in uno spazio siderale, incastonato in elementi orchestrali ed elettronici che sospendono le linee melodiche in un limbo dal sapore onirico.
In definitiva un disco da avere, da ascoltare, da gustare e da capire, in ogni sua sfumatura.

Voto: 8.5

Enrico Maniero

Avantasia – The Scarecrow

Gli Edguy erano e sono un signor gruppo, Avantasia e i suoi “The Metal Opera" un gran progetto di una one man band di buona levatura e dotata di un parco cantanti di primissimo ordine. Protagonista incontrastato dell’uno e dell’altra il folletto tuttofare Tobias Sammet, capace, attraverso i suoi innumerevoli lavori, di procurarsi una discreta fama un indubbio rispetto all’interno del panorama metal.
Il suo è uno stile inconfondibile: heavy metal a forti tinte power, ritornelli da stadio, ballad che colpiscono nel segno, digressioni progressive e una sensazione dilagante di allegria contagiosa.
Di lui tutto si può dire tranne che non sappia scrivere canzoni che non colpiscano al primo impatto. La freschezza di cui riveste le sue composizioni non può fallire nell’intento di convincere chi ascolta di essere sempre di fronte a qualcosa di piacevole e profondamente coinvolgente.
Eppure questo The Scarecrow, qualche problema ce l’ha e forse risiede proprio in ciò che abbiamo appena detto. Sammett è fin troppo riconoscibile, le sue canzoni palesano il suo marchio di fabbrica e un ascoltatore attento e minimamente esperto non può fare a meno di capire in che modo si sviluppi il contesto prima ancora che ciò prenda la sua direzione.
Seppur difatti ogni traccia risulti ben scritta, funzionale e piacevole, nessuna riesce a stupire concretamente, rimanendo incasellata all’interno di clichè oramai ben più che prevedibili: intro lenta compassata o il riff che acchiappa, poi via di ritmica quadrata con voce grintosa, un bel po’ di esercizio in doppia cassa e finalmente il ritornello da stadio!!!
A dire il vero il contesto mantiene sempre un certo pathos emozionale e una sensibilità ben spiccata, ma intorno gira ben poco e la consueta estrema positività rischia di non dare profondità ad un concept che al suo interno abbraccia solo sporadicamente tonalità più ricercate o riflessive che non si schiudano nella solita stucchevole ballad strappalacrime.
Certo, da qui a dire che The Scarecrow sia un brutto album ce ne passa perché i riff e le melodie ci sono e funzionano a dovere, ma il tutto viene troppo spesso offuscato da costruzioni ritmiche ripetitive e refrain ostentatamente pomposi e ridondanti. Inoltre il piatto sarà pure condito egregiamente con suoni scintillanti, cantanti di primo ordine (su tutti il grandissimo Jorn Lande), e buoni stacchi strumentali, ma per il resto il disco difetta palesemente di mordente ( Tobias, è metal: un po’ più di cattiveria!!!) e così, una volta ascoltato, rischia di non tornare più molto spesso a incontrare il laser del vostro lettore.

Voto: 5.5

Emanuele Catani