Afterhours al Festival: se Sanremo è per piccole iene…

Afterhours al Festival: se Sanremo è per piccole iene…

di Gaetano Vessichelli

Gli Afterhours al Festival della Canzone Italiana? E il pubblico si divide. Ma è veramente così osceno?

Quello che non immaginavi accade. A volte lo stupore è dietro l’angolo e non lo aspettavi minimamente. Quello che non immaginavi accade: un afroamericano alla conquista degli Stati Uniti, Clemente Mastella al Popolo delle Libertà dopo un decennio di centrosinistra, il Cagliari in zona Champions League con Cossu e Biondini, Gianni Lindo Ferretti lontano dalla Linea Gotica, gli Afterhours a Sanremo. Luce del mattino, luce di un giorno strano…
Sul palco dell’Ariston ci sarà quel malefico faccione di Manuel Agnelli: questa si che è una sorpresa!
Il padre dell’indie music italiana, il guru del “Tora! Tora!”, la voce calda dalle parole sfrontate a condividere il palco con Iva Zanicchi e Povia. Naturalmente le reazioni non si sono fatte attendere e…apriti cielo! Parole durissime, il fan è tradito “perché si sputtanano anche loro”.
“È un atto d’amore il loro, di possesso – ha detto Agnelli nel controbattere le critiche feroci – . Ma la gelosia ammazza l’amore e la musica deve essere a disposizione di tutti, non rinchiudersi nelle nicchie”. Vallo a spiegare in giro Manuel, a centinaia di fan che sputano veleno sui forum, sui commenti dei video degli Afterhuors su “Youtube”, nei salotti “alternativi”. Eppure stiamo parlando del gruppo che, con “I Milanesi ammazzano il sabato” hanno asfaltato le classifiche dell’altro rock italiano (vedi la classifica di Rockaction!). Il succo è questo: Paolo Bonolis avrà nel cast gli Afterhours con “Il Paese è reale”, ballata furiosa e rischiosa dedicata a chi non fa nulla per migliorare l’Italia. Imperdonabile.
Il punto è…perché no?
D’accordo, Sanremo è show-business, retorica, presunta gara canora ma è pur sempre il Festival di maggiore visibilità. Spesso Noialtri ci lamentiamo di non aver spazi, di doverceli conquistare, sudare, ritagliare; ci lagniamo di ascoltare nei programmi di mamma e papà solo musica di merda. Poi un giorno succede che il gruppo che andiamo a vedere nel palasport, il gruppo che suona nelle nostre stanze, va a Sanremo a far vedere alla Nazione come siamo fatti, cosa ascoltiamo, cosa parliamo e desideriamo, portando una ballata rabbiosa che ameremo quando verrà suonata al Tendastrisce. Li chiamiamo traditori e non accettiamo la sorpresa: con i Subsonica accadde la stessa cosa?
E’ anche legittimo concedere ad Agnelli e Co. uno “sfizio” del genere dopo anni di onorata carriera, dopotutto la coerenza non si misura su una cosa come questa: “Saremo eliminati subito, lo scommetto” – ha pronosticato Manuel. Nel frattempo però la band meneghina ha già vinto: a) è riuscita ad evitare la censura dei “termini forti” cosa difficilissima in un Festival “corretto” come Sanremo; b) ha influenzato, e non poco, la stampa che parla di “scarsa qualità del Festival eccetto gli Afterhours”; c) ha realizzato una chicca di album che racchiuderà il meglio della scena indipendente italiana, rompendo con la “Universal”, anziché ristampare l’ultimo lavoro con l’aggiunta sanremese: lo spirito del “Tora! Tora!” qui riemerge eccome!
Qualcuno farà il duro, forse legittimamente, ma sono sicuro che a tutti scapperà un ghigno quando li vedremo salire sul palco…a chi non sale la curiosità?
Che ne dite? Incrociamo le braccia e critichiamo oppure accettiamo la sfida di Manuel e andiamo a divertirci un po’ nel vedere le prime file del teatro storcere il naso quando le distorsioni avvolgeranno l’Ariston? Ricordate Elio a prendere per il culo la Nazione? Ricordate Brian Molko dei Placebo con tanto di dito medio? Usciamo per una settimana dal guscio, sarà come suonare le “Cose Nostre” ad un matrimonio in un ristorante di Via Veneto. Poi torneremo a casa, sicuri di sapere cosa ascoltare.