Alessandro Baricco e la Critica

Alessandro Baricco e la Critica

“Il nostro mestiere è innanzitutto un fatto di passione, cieca, maleducata, aggressiva e vergognosa. Posa su un’autostima delirante e su un’incondizionata prevalenza del talento sulla ragionevolezza e sulle belle maniere”. Queste le emblematiche parole di Alessandro Baricco. Sulle pagine di Repubblica, in un articolo di sfogo, lo scrittore torinese punta il dito contro il mondo della critica italiana.

Nello specifico, Baricco se l’è presa (oltre misura se ce lo permettete) con due stimati giornalisti (Pietro Citati e Giulio Ferroni) che si erano permessi di fare dell’ironia nei confronti di due suoi lavori passati. Pietro Citati (con un articolo pubblicato da Repubblica) si è attirato le ire del romanziere accostando la sua “Iliade” alle nefandezze e alla noia della quotidianità mentre Ferroni (tra le pagine dell’Unità) ha fatto dell’ironia sulla “stucchevole e ammiccante epica automobilistica dell’ultimo Barico” (il romanzo incriminato è “Questa Storia”).

Tra le righe del suo articolo – protesta Alessandro Baricco si dichiara offeso dalla mediocrità e dalla cattiveria delle parole dei due critici e a sua difesa afferma “se trovate così stucchevole un libro che centinaia di migliaia di italiani si affrettano a leggere e decine di paesi nel mondo si prendono la briga di tradurre, forse è il caso di darsi da fare per spiegare a questa massa di fessi che si stanno sbagliando e che la letteratura è un’altra cosa.” Ammesso che la percentuale di vendite non sia direttamente proporzionale alla qualità di un prodotto il signor Baricco cade in contraddizione nel momento in cui afferma con orgoglio di far parte di un mondo nuovo, un mondo in cui la gente trova un idea differente di libro da contrapporre o da affiancare al “vecchio mondo che ormai conosciamo a memoria”. Oro, chi è lo snob? A questo punto la domanda nasce spontanea; cosa avrebbe dovuto fare Baricco? Dire almeno la verità (oltre che incassare l’onorario per aver scritto un pezzo sul secondo quotidiano d’Italia). Già, lo scrittore, nel suo articolo, accusava i due critici di aver sparato a zero sui suoi lavori senza nemmeno averli recensiti. Ecco dunque, puntuale come un orologio svizzero, la smentita. Giulio Ferroni risponde per le rime, sempre tra le pagine di Repubblica “sono davvero pentito, ma non per la battuta contro “Questa Storia”, sì invece per aver scritto più volte di lei, senza che lei abbia avuto la condiscendenza di leggermi. Ho addirittura recensito il romanzo automobilistico “Questa Storia”, che lei mi rimprovera letteralmente di non aver recensito”. Senza parole. L’arroganza di Baricco, ma soprattutto la sua sbadataggine, lo hanno trasformato, in un sol colpo, in una prima donna, capricciosa ed insolente.

L’insolenza e l’arroganza dello scrittore riguardano il non saper stare al proprio posto, riguardano l’incoerenza di chi accusa i suoi principali detrattori di snobbismo culturale e poi si macchia della stessa colpa. Insomma, una persona confusa e un ego un tantino al di sopra dei normali tassi di assestamento. Da questa spiacevole faccenda ci arriva un bell’assist per riflettere sul mondo della critica sui generis.

Il mestiere del critico, si sa, è per antonomasia uno dei più difficili da interpretare e da portare avanti. Ogni giorno, si mette in gioco la propria soggettività, cercando di definire e di introdurre ai profani un qualcosa che di per sè è indefinibile: l’arte. Che sia letteratura, musica o cinema, non c’è alcuna differenza; il critico deve dirci cosa vede, sente o legge e per farlo abbiamo bisogno dei suoi sentimenti, del suo essere uomo. Che critica sarebbe senza qualche frecciatina ironica o qualche paragone divertente? Sicuramente una critica apatica, una critica che racconta tecnicamente l’oggetto del suo discorso senza descrivere le emozioni che trasmette. Ben vengano dunque personaggi così pieni di sé come Baricco perché una volta in più si avrà la possibilità di smontare l’ego smisurato di artisti come lui che non hanno il coraggio di mettersi in gioco.