Cultura e controcultura Rock

Cultura e controcultura Rock

Durante gli anni '50 si assiste ad una vera e propria rottura generazionale tra i teenager di tutto il mondo e i loro genitori. I ragazzi sono stanchi della società in cui vivono.

Alla fine degli anni ’50, l'Inghilterra ancora non si è ripresa completamente dalle difficoltà economiche causate dalla Seconda Guerra Mondiale. Vista la carenza di manodopera, gli adolescenti vengono inseriti piuttosto presto nel mondo del lavoro.

E’ in questo periodo che nasce e si sviluppa la cultura Mod. Il Mod desidera distinguersi dagli altri e lo fa attraverso l’utilizzo di vestiti e mezzi di trasporto caratteristici. Questi ragazzi spendono centinaia di sterline per i loro scooters e per seguire lo stile Teddy Boy di cui sono appassionati.

Negli anni ‘70, con bands come gli Who ed i Jam di Paul Weller, l'intero stile Mod torna di moda.

Dall’Inghilterra si diffonde il tutto il mondo occidentale il fenomeno del Beat. I protagonisti di questo genere musicale innovativo sono i Beatles e i Rolling Stones, che si rivelano un vero e proprio fenomeno di massa. Il beat, fenomeno tipicamente giovanile, oltrepassa il fatto puramente musicale e assume connotati di presa di coscienza politica e sociale. In Italia il ‘68 è cantato non soltanto dai gruppi che fanno propria la protesta del beat, ma anche da numerosi cantautori legati alla sinistra, che si erano andati formando nel corso degli anni ‘60. Tra i cantautori più impegnati, legati al Nuovo Canzoniere Italiano, si ricorda Paolo Pietrangeli, autore di canzoni dal carattere politico piuttosto violento. Questo movimento nasce vuole esprimere lo spirito di una nuova generazione in rivolta contro il conformismo e la rispettabilità della classe media americana, contro un "establishment" che mirava soprattutto a mantenere i valori borghesi e l’economia capitalistica del dopoguerra. E’ contro il falso senso di sicurezza creato in America dalla guerra fredda e dalla disfatta coreana. I Beats vengono riconosciuti, fin dagli inizi degli anni sessanta, come un nuovo movimento estetico che esalta i temi della riscoperta della libertà individuale attraverso l’istinto, l’occasionalità, il misticismo orientale e l’uso della droga. Infine, il significato più ampio dell’espressione Beat generation è applicato all’attività letteraria e artistica di poeti, cineasti, pittori, scrittori e romanzieri che lavorano a concerti e antologie, nell’editoria alternativa e nel cinema indipendente.

I primi fermenti rivoluzionari degli anni ’70 si esprimono attraverso il movimento hippie, sull'onda della protesta nei confronti del conflitto armato che vede impegnati in Vietnam migliaia di giovani americani. Gli hippie sono la quintessenza del pacifismo: sognano un mondo senza guerre, in cui le persone sono libere di fare ciò che desiderano senza restrizioni. Inaugurano quindi pratiche di libertà totale, seguendo gli insegnamento delle mistiche orientali.

L’uso di hashish, marijuana e LSD favorisce la nascita di una musica concepita proprio per accompagnare stati di alterazione. E' quella che viene chiamata musica psichedelica: una sequenza di suoni cantilenanti e ripetitivi, intervallati da improvvise accelerazioni, che guidano l'ascoltatore in un viaggio alla ricerca dell'emozione forte. Non importa che le venature musicali siano jazzistiche, o pop, o folk: quel che conta è appoggiare senza riserve la filosofia rivoluzionaria che si diffonde dalla baia di San Francisco, luogo di nascita della cultura hippie. Due, in particolar modo, sono i soggetti musicali che fanno da menestrelli della rivoluzione: Grateful dead e i Jefferson Airplane.

La comunità hippie considera la musica come un veicolo onirico. La maggioranza dei giovani del pianeta si sente parte della grande famiglia dei "figli dei fiori".

Il termine Flower Children è attribuito a quel gruppo giovanile che negli anni sessanta si sviluppa negli Stati Uniti all’interno del vasto movimento degli hippie. Pur fortemente influenzati dalle idee e dalle teorie rivoluzionarie della beat generation, questi giovani, più che un movimento politico, rappresentano un fenomeno spontaneo di massa. Scelgono il fiore come simbolo della loro visione del mondo, ricercando uno stile di vita alternativo a quello proposto dai valori della società consumistica e capitalistica identificata con l’establishment. Il movimento si sviluppa inizialmente tra i giovani universitari, per lo più benestanti, che promuovono le prime forme di protesta organizzata nei campus delle più importanti università americane. La loro ribellione è contro una società altamente industrializzata, competitiva e consumistica, nell’ambito della quale il condizionamento sociale è capace di determinare i comportamenti necessari a mantenere lo status quo e ad espellere ogni spinta sovversiva. Una società industrialmente avanzata ha una straordinaria capacità di persuadere sia le masse che l’individuo e di gestire le aspirazioni e i bisogni dell’individuo attraverso il principio della tolleranza repressiva, una forma di libertà astratta che non permette cambiamenti. Il rifiuto del sistema sociale e la nuova esigenza di libertà dei giovani hippie trovano espressione nella fuga, nei vestiti colorati e ispirati alle mode primitive africane e indiane, nei capelli lunghi, nella vita in comunità, nella danza e nell’uso della droga. Molti giovani si dedicano al culto delle religioni orientali, di cui abbracciano il principio del distacco e della non-violenza. Gli ideali comuni divengono la pace, il rifiuto dei valori materiali, l’amore, il rapporto sessuale e l’esaltazione dell’istinto come principio di libertà e di scoperta delle profonde aspirazioni dell’uomo e delle componenti del proprio equilibrio.

Con l'avvento, perentorio quanto terrificante ed iconoclasta, del fenomeno Punk, la musica rock subisce il più grande tracollo, qualitativo ed ideologico di tutta la sua storia. L'anno e' il 1976, all'indomani della pubblicazione del singolo che fa da manifesto al nuovo dissacrante verbo musicale: “Anarchy in the Uk” dei Sex Pistols.

Per la prima volta, si afferma un genere che ben poco ha a che vedere con i canoni più classici del rock'n roll; il Punk è infatti essenzialmente una forma anti-musicale. Suonata da musicisti mediocri, è accompagnata da una voce scomoda e fuori dal coro. Mai si era assistito ad un degrado qualitativo così ampio e distruttivo; un'inaudita e violentissima soppressione di tutte le certezze che il Rock, inteso come arte nella più totale accezione del termine, aveva riunito in sé.

La disperazione lacerante che si accompagna alla diffusione del Punk traspare dall'abbigliamento di stampo inequivocabilmente nichilista e da idee pseudo-reazionarie. La perfetta incarnazione di questa infinita serie di contraddizioni sono i Sex Pistols di Johhny Rotten e Syd Vicious. Molti seguono il percorso tracciato dalle indecenti e oltraggiose "Pistole", mentre i musicisti più intelligenti usano il Punk come veicolo di promozione, per poi distaccarsene gradualmente. Il complesso che più di ogni altro sintetizza questo cammino è quello dei Clash.