I dieci pezzi migliori nella storia degli Oasis

I dieci pezzi migliori nella storia degli Oasis

10) Fuking on the Bushes
Uno dei pochissimi pezzi strumentali della band di Manchester. Gli Oasis crearono questa breve intro per il loro quarto album “Standing on the shoulder of giants”. Le sue sonorità, acide e martellanti, ora aprono puntualmente ogni concerto dei fratelli Gallagher, introducendo la band e scaldando il pubblico pagante. Costruito su un riff di chitarra che si ripete ciclicamente per l’intera durata del brano, Fuking on the Bushes dispone di un potere quasi ipnotico che cattura l’attenzione al primo ascolto.

9) All around the world
Yellow Submarine elettrica. In questo modo possiamo definire (senza fare un torto ai Fab four) All around the world, decima traccia di “Be Here Now”. Melodia ripetuta ad libidinum, fiati che ne sottolineano l’imponenza e riff di chitarra tirati; tutto al servizio di una canzone di nove minuti abbondanti, dove regna un caos che ha sia capo che coda. Un ritornello che ti si stampa in testa senza darti tregua e un videoclip che richiama la psichedelia degli ultimi Beatles.

8) The Hindu Times
Come edificare un pezzo storico attorno ad un riff di chitarra. The Hindu times, primo singolo estratto dal quinto album in studio degli Oasis “Heaten Chemestry”, è una canzone estremamente semplice: tre accordi colmi di Rock’n Roll. La voce di Liam Gallagher è più che mai aspra e tagliente; questo acuisce ancor di più l’energia e la carica di adrenalina che scaturisce dalla chitarra distorta di Noel. A proposito del fratello più vecchio, il suo controcanto, caldo e rassicurante, riempe definitivamente il sound di questo pezzo, creando una sorta di magma vocale dalle mille sfaccettature.

7) Mucky Fingers
Il pezzo è contenuto nell’ultimo album in studio dei fratelli Gallagher “Don’t believe the truth” ed è interpretato da Noel Gallagher con grande trasporto emotivo. Il brano si basa sulla ripetizione ossessiva di tre accordi che si appoggiano su un tappeto ritmico martellante. Per la prima volta in un brano della band di Manchester, fa la sua apparizione l’armonica, suonata in maniera egregia dal chitarrista Gem Archer.

6) Stand By Me
La sintesi perfetta tra la potenza elettrica di “Definitly Maybe” e la melodia beatlesiana di “What the story? (Morning Glory)”. La quarta traccia di “Be Here Now” Stand By Me fonde perfettamente i pregi mostrati in passato dagli Oasis. Non è qualcosa di esattamente originale (per quanto riguarda gli arrangiamenti e per quanto concerne la struttura sintattica del pezzo), ma colpisce la capacità di fondere con gran naturalezza elementi di solito così lontani come riff elettrici, potenza ritmica e tenero romanticismo.

5) Don’t Look back in anger
Un perfetto inno da stadio partorito dal genio di Noel Gallagher nel 1995, in pieno periodo Brit Pop. Una ballata che raccoglie il meglio della tradizione inglese degli anni ‘60 e ’70, durante i quali la melodia e l’armonia giocavano un ruolo strategico. Don’t Look back in anger è il perfetto brano Pop, quello che conoscono tutti, anche chi non sa nemmeno chi siano gli Oasis.

4) Do you Know what i mean
È il primo singolo estratto da "Be Here Now". Ha il record di essere il singolo con il maggior numero di vendite nel minor tempo nella storia della musica. Noel Gallagher, stanco di essere etichettato come un song-writer che scrive ballate, sforna un brano rock dal sapore acido, con assoli di chitarra che sembrano lame di rasoio; il tutto a sorreggere un testo ermetico, dedicato alla città natale Manchester.

3) Live Forever
Lo spirito degli Oasis alberga in questo pezzo storico, terzo nella trck-list di “Definitly Maybe”. Da poco i lettori dell’NME hanno giudicato l’assolo di chitarra contenutovi, tra i primi cinque della storia della musica inglese. Live Forever si basa su un giro di accordi molto semplice su cui si cristallizza l’urlo di Liam e sul quale si infrange la chitarra solista di Noel, grezza e sporca quel tanto che basta. Più volte dedicato, durante i concerti, alla loro Musa ispiritrice John Lennon.

2) Wonderwall
Il pezzo della notorietà, quello con il quale la band di Manchester divenne famosa anche in America. Si tratta di una semplice ballata acustica splendidamente accompagnata da una sezione di archi. Il giro di accordi della chitarra di Noel ti rapisce i sensi; il contrasto che funziona di più è quello che intercorre tra la dolcezza e la delicatessa del sound e del testo (Noel dedica il pezzo alla sua ex-moglie) e la voce di Liam, graffiante e strafottente come sempre.

1) The Masterplane
Da sempre considerato da Noel Gallagher il pezzo con il quale gli Oasis serebbero stati ricordati in futuro. Un testo dal sapore onirico lega i fili di una trama che ricorda quella già tessuta da Lennon-McCartney. L’intreccio tra la chitarra acustica e una nutrita sezione di archi e fiati rende il pezzo dolce e commovente. È Noel ad interpretare il brano e la sua voce calda ben si sposa con le atmosfere sussurrate del migliore momento creativo degli anni ’90.