Il "Progressivo" salto nel Rock. Seconda parte

Il "Progressivo" salto nel Rock. Seconda parte

3.Gli albori (1968)

Effettivamente, dire che tutto cominciò dai Beatles, è pero riduttivo poichè lo stesso gruppo di Liverpool aveva cominciato a creare pezzi sempre più ricercati prima dell’album del ’69 con Revolver (’68) accompagnati dall’embrionale prog di Frank Zappa, dei Moody Blues, autori del capolavoro Days of Future Passed con il loro “rock barocco”, dei Colosseum e dalle innovazioni dei Pink Floyd che, in quell’anno, fecero il loro ingresso in scena con The Piper At The Gates Of Dawn. Ma può bastarci sapere che i semi del Prog arrivarono direttamente dagli States, dove chi provò ad instaurare un nuovo regime, come per esempio gli United States Of America con l’omonima incisione del 1968, non ebbe fortuna, ma da dove le gesta dei Jefferson Airplane e le sperimentazioni elettroniche americane salparono per i nuovi orizzonti britannici dove l’uso di strumentazioni come il Mellotron accompagnarono il neonato Prog anche nelle creazioni di uno dei gruppi vanto della “scienza musicale” inglese chiamati King Crimson. Fu proprio nel 1969, alla corte del “Re Cremisi” con l’indimenticabile In the Court of Crimson King, dove il Prog inglese comincio a materializzarsi in intrecci vocali e strumentali sempre più complessi quanto ricercati, la batteria cominciò a guadagnare la sua indipendenza pur rimanendo naturalmente “incastrata” nelle particolari composizioni, scoprendo un’altro punto forte del futuro Prog.

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La fatica di Robert Fripp e compagni è costituita da cinque brani di cui una suite (canzone molto lunga nella quale possiamo distinguere momenti strumentali ben diversi tra loro ma comunque accostati per l’unità della canzone) da ben 12 minuti dal nome che è tutto un programma: Monchild (Including The Dream and The Illusion). Stregata e ammaliante procede con calma apparente e arpeggi che accompagnano la linea vocale che segue fedelmente il fraseggio del synth di background e della chitarra di Fripp, uno dei migliori chitarristi al mondo. A circa metà composizione comincia un “botta e risposta” tra i tre strumenti (chitarra, mellotron e batteria) a mo’ di jam session Jazz (altra forte ma ancora unofficial componente del prog), con una manciata di virtuosismo e dolce confusione armonica. Dopo l’incredibile delirio strumentale, la canzone ritrova la pace a 2 minuti dalla fine regalandoci un esperienza indimenticabile ed aprendo la strada, alla quinta, imponente e titanica In the Court of The Crimson King and… che non solo dura poco meno di 10 minuti, ma presenta partiture di batteria molto originali mostrando quanto i piatti siano sempre più co-protagonisti di tom e rullante. In aggiunta, troviamo in quest’album, come prima traccia (col botto!), quella che per molti è “il” manifesto del rock progressive: 21st Century Schizoid Man (Including Mirror), incredibilmente vicina a composizioni moderne di molti gruppi prog metal. Semplicemente mostruosa, veloce, innovativa,e che tra cambi di tempo, un basso fluido ed estremamente dinamico e fraseggi all’unisono dimostra, oltre che l’anima Progressive, la bravura degli elementi del gruppo. Appare inoltre, come non di rado nelle loro composizioni, una voce sporca, alterata,insomma un autentico Masterpiece. Un Re, questo è certo, che non impiegherà molto tempo a far riparlare di sè…

4.Principali caratteristiche

Prima di procedere oltre con la storia, visto che dopo quest’opera appariranno sempre più tangibili e meno teoriche, è il caso di mettere nero su bianco le principali caratteristiche del Rock Progressive pur prestando attenzione al fatto che non ne costituiscono la semplice descrizione, ad oggi ancora troppo soggettiva, come vedremo, per poter trarne conclusioni dogmatiche, che non ci interessano affatto. Innanzitutto fanno parte della mentalità progressiva, canzoni molto più lunghe di quelle del rock degli stessi Beatles che andavano a stento oltre i 4 minuti. La loro lunghezza è giustificata dall’alternanza non regolare di strofe cantate con lunghi intermezzi strumentali, abbandonando lo schema classico A-B-A-B-C-B (ABACAB dei Genesis?…hmm cosa avranno mai voluto dire??). Assistiamo addirittura a memorabili canzoni, generalmente di forte carattere epico, interamente strumentali quali Atom heart mother (suite di oltre 23 minuti) dei Pink Floyd, per le quali il genere “impone” una certa tecnica d’esecuzione, che può spesso sfociare in lunghi assoli più o meno virtuosi che divertono ma allo stesso tempo impegnano, sia l’ascoltatore che il musicista. Infatti, soprattutto nei primi anni il Prog aveva un popolo colto alla sua stregua. L’intensità e l’assenza di superficialità sono la chiave di lettura del genere che è ben visibile addirittura nelle liriche talvolta fantasy, mitologiche, storiche, fantascientifiche, anche religiose, che possono sfociare persino in complessi concept album (nati del genere e ben consolidati da Tommy degli Who) che conservano un identità propria dell’album in particolare e che a volte riprendono, durante il vario susseguirsi delle vicende narrate, temi musicali presenti in altre canzoni.
Parlando di strumentazione, possiamo praticamente dire addio ai trio delle meraviglie che, fatte poche eccezioni capeggiate dagli Emerson Lake & Palmer (supergruppo di cui parleremo in seguito e che sostituirono addirittura la chitarra con la tastiera), non riusciranno più a reggere il peso del genere dopo l’ingresso violento di tastiere e synth. L’equipaggiamento adatto per questo tipo di musica sembra quindi essere il quartetto strumentale Batteria, Basso, Chitarra(e), Tastiera(e), anche se molti gruppi, oltre a varie partecipazioni, avevano in formazione elementi di grande flessibilità musicale o comunque polistrumentisti, tanto che il genere, fino alla caduta di fine anni settanta, era noto per la presenza di strumenti “orchestrali” di cui gruppi come Gentle Giant, King Crimson o Genesis ne fecero larghissimo uso. Sempre nelle fasi iniziali, e strumentalmente parlando, questo fenomeno vide come protagonisti proprio quei synth con cui molti identificano il Prog (secondo me erroneamente), lasciando a volte alla chitarra un imponente e talvolta impercettibile ruolo di rifinitura (dalla sua ricomparsa, nei primi anni ottanta, le posizioni sembreranno quasi capovolgersi). Il batterista perde definitivamente il ruolo di “migliore amico dei musicisti” acquistando ruoli molto più carichi di responsabilità e visibilità ritmicamente ardui, partecipando perfino da solista/compositore. I tempi (o ritmi) con cui si trova a combattere il metronomo umano sono ben lontani dai soliti 4/4 suonando tempi dispari o comunque composti, introdotti appositamente per creare intrecci vocali e strumentali d’effetto, che sbalordiscano l’ascoltatore. Un’ ulteriore considerazione che si può fare è il particolare utilizzo di suoni (samples o tones) sempre diversi e svariati tra una canzone e l’altra, o addirittura all’interno della traccia stessa tramite molte sovraincisioni o repentini cambi di suono (molto più semplici con le moderne tastiere e workstation – ad oggi molto utilizzate). Questi ultimi, accostati ad un esecuzione vocale generalmente di alto livello, molto sentita (quasi recitata), generalmente chiara, e con risonanti cori armonici, resero, per molti anni, difficilissima una fedele esecuzione dal vivo degli album, che in studio, avevano decisamente tutt’altra vita (problema risoltosi in seguito con l’avvento dei computer e con lo sviluppo di tecnologie “da palco” come il mini-moog).(continua…)