Il "Progressivo" salto nel Rock. Terza parte.

Il "Progressivo"salto nel rock. Terza parte

di Gian Marco D'Urso

4. Seventies e Morte…Apparente?

Insomma, per farla breve, l’America del Rock di Progressive sembrava non volerne sapere mantenendosi sul Rock Blues mentre dilagava lo Psichedelic Rock che non riuscì però ad attecchire in Europa, nella quale trovò invece terreno fertile il Prog,che emigrato appunto dal nuovo continente, per tutti gli anni settanta fu sicuramente un fenomeno di rilievo soprattutto sulla scena Inglese, Tedesca ed Italiana con il Banco del Mutuo Soccorso (Banco) e la Premiata Forneria Marconi (PFM – le iniziali dei loro nomi). Fu accompagnato oltre che da un discreto successo di audience nello stivale, da un enorme consenso in Inghilterra dove gruppi dalle composizioni notoriamente complesse e comunque poco “POPolari” come Genesis e Yes registrarono grande affluenza ai loro show.

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Tra le produzioni più interessanti dei primi settanta non si possono non notare quelle di “super gruppi” come gli Emerson, Lake & Palmer il quale cd più Prog-influenced è proprio l’omonimo lavoro . Il trio, come pure gli Egg, sopravvisse al genere, ed era dotato di capacità tecniche spaventose, senza contare la voce e le esperienze di Lake nei King Crimson, la tecnica classica di pianoforte di Emerson – che fu, negli anni a venire, letteralmente mangiato dal virtuosismo sfrenato in continuo crescendo fino a disturbare critica e pubblico (inutile dire che le sue capacità musicali erano strabilianti, non quanto le sue doti compositive che risultarono in seguito troppo classicheggianti ed eccessive, a volte pesanti) – e la precisa potenza del metronomo Palmer. Ebbero una storia in continuo crescendo, sia di pubblico, che di virtuosismo fino a quando nel 1978 decisero di smettere. Il motivo della loro fine oltre che a motivi personali fu lo stesso della fine della maggior parte dei gruppi Prog o comunque della loro “essenza” progressiva e va ricercato principalmente nel pubblico e nel mercato musicale. Ma prima di finire rovinosamente il Prog diede alla luce album di ottima fattura che seppero coinvolgere quanto stupire tanto per far sapere al mondo intero che nel Rock Progressivo ardeva ancora qualcosa. Del periodo d’Oro fecero parte infatti lavori come Close to the edge degli Yes, dove viene fatto largo uso di tastiere, e assoluti capolavori prog come Nursery Crime e Selling England by the Pound dei Genesis.
Questi ultimi,che recentemente hanno messo su una proficua reunion (mancava Peter Gabriel) con tanto di tour europeo – veramente poco emozionante per via della scaletta che sembrava accontentare solo il grande pubblico, che i 5, soprattutto dopo la crisi di fine anni ‘70, abbandonato il Prog vero e proprio e dando vita a produzioni Pop (sì molto eleganti e mai troppo scontate, ma pur sempre lontanissime dal progressive),si erano guadagnati. La formazione ci racconta da sè le potenzialità del gruppo: l’estroverso trasformista Peter Gabriel a voce e fiati ed il batterista cantante Phil Collins (oramai entrambi solisti –chi non li conosce?!), T.Banks alle tastiere, S.Hackett alle chitarre e T.Rutherford al basso (questi gli elementi leggendari – anche se i rapporti tra loro furono tutt’altro che costanti) hanno effettivamente creato molti ottimi album progressivi e innovativi tra cui quelli citati sopra e The Lamb Lies Down on Broadway (possiamo dire l’ultimo della loro era Prog). Ma a mio avviso, anche se non è visto dai più come l’incisione maggiormente Progressive della band, nè tantomeno la più bella, credo che un amante del Prog Rock solo ascoltando un paio di volte il disco Selling England By the Pound non può far altro che piegarsi alla grande fama e successo commerciale che ha avuto decretandolo giusto e meritato. Inoltre al suo interno troveremo una tra le più belle composizioni progressive del gruppo (se non in generale): Firth of Fifth (ascoltare per credere!). Basta navigare tra le pagine di Wikipedia per accorgersi che non sono l’unico a pensarla in questo modo.

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Canzoni come Firth of Fifth, The Cinema Show e Dancing with the Moonlight Knight si innalzano a grandi livelli tecnici, oltre che strumentali, per i quali dobbiamo anche nominare la ballata After the Ordeal, a livelli di interpretazione vocale di Gabriel e dello stesso Collins che mettono i brividi. L’epicheggiante The Battle of Epping Forest diverte l’ascoltatore facendo passare i suoi 11 minuti senza intoppi, al contrario di The Cinema Show che ha un inizio molto calmo e quasi tormentato che non la rende di facile assimilazione per tutti, ma posso assicurare che l’esplosione strumentale che a partire dal quinto minuto pervade l’intero gruppo è difficile non lasci il segno. L’album si chiude con l’ammaliatrice outro Aisle of Plenty che chiude anche il ciclo raccontato dall’intero cd. Nel disco come numero due troviamo anche una traccia che a mio parere stonerà col resto dell’album pur facendolo schizzare in cima alle classifiche inglesi per settimane, il primo vero singolo del gruppo, I Know what I like (In your Wardrobe). Tirando le somme a parte quest’ultima il Progressive è ancora il genere dominante. Nell’album possiamo trovare un largo uso di fiati e di synth e organi che all’effettivo supera quello del pianoforte naturale che Banks ,fa apprezzare abbastanza bene (assieme alle sue grandi doti di tastierista) in Firth of Fifth. Le liriche sembrerebbero ispirate alle opere di J.R.R. Tolkien anche se in molti casi alternano il sapore epico con parole di uso quotidiano.
I Genesis con quest’album non chiudono con il Prog, ma il successo fa lo stesso effetto alla maggior parte dei gruppi ed esagerando (ma non troppo) possiamo dire che con The Lamb Lies Down in Broadway non la faranno finita col Prog ma in un certo senso assottiglieranno delicatamente la corda che li univa al genere, anche qui senza fare troppo scalpore. E che dire di Steve Howe e soci? Avveniristici più che mai, tra i più emulati dalle correnti “DreamTheateriane”. Finiti addirittura per sbaglio nelle discoteche di mezzo mondo con Owner of a Lonely Hart estratta dall’orecchiabilissimo 90125 (punto di svolta del gruppo che lo vede allontanarsi a gran velocità dalla loro passata carriera – per cominciare un incessante autoplagio e peggioramento stilistico secondo alcuni), pur sempre molto gradevole e tecnico ma difficile da paragonare ai loro passati capolavori Progressivi tra cui l’outsider Tales From a Topografic Ocean e lo strabiliante Close To The Edge, che come potenziale innovativo, può essere forse paragonato solo a In The Court of Crimson King. Il classico quintetto Prog era costituito allora dal cantante Jon Anderson, dalla batteria di Bill Bruford, le tastiere di Rick Wakeman ed infine dal giovane prodigio Steve Howe (semplicemente leggendario) alle chitarre e da Chris Squire al basso che si occupavano anche delle backing vocals.

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Il disco ha un durata complessiva che sfiora i 40 minuti pur contenendo al suo interno solo 3 tracce:And You and I e Siberian Khatru, capeggiate dalla “mega suite” d’apertura che è poi anche la title track. Qui in entrambe le prime canzoni,come pure per Battle of Epping Forest dei Genesis, troveremo le liriche distinguersi in vari sottocapitoli all’interno della canzone stessa e tradizione vuole che al cambio del capitolo vi sia anche una vera e propria svolta strumentale. Il risultato è un concentrato di creatività e tecnica, di incastri melodici tra chitarra e tastiere che non vedono certo il basso di Squire farsi da parte, un lavoro davvero impressionante. L’estremismo tecnico, si affianca per tutto l’album alla voce molto alta di Anderson che in più di un occasione nell’album mostrerà alcune delle linee vocali più particolari e belle della sua carriera. Il batterista Bruford tiene il tempo in maniera virtuosa ma molto pulita deliziando l’ascoltatore con lunghe rullate e tempi dispari. Il disco presenta molte influenze stilistiche e, anche se quella Jazz è la predominante, come valore aggiunto possiamo notare dei coinvolgenti cori e controcanti tipicamente occidentali che accompagnano le tre composizioni tra melodie e suoni “orientaleggianti” sino a fraseggi epici. La cura del sound da parte di Wakeman è maniacale, ce ne accorgiamo quando dopo soli dodici minuti di ascolto sull’opera si innalza un organo da chiesa molto profondo, reale. L’unico difetto è che le liriche, principalmente di tipo mistico, rimangono pressappoco incomprensibili, tematicalmente parlando – fatto caratterizzante tutti i primi lavori di Anderson.(si vocifera di vari riferimenti allo scrittore Carlos Castaneda ma io prenderei queste voci come la storia segreta di Lucy in the Sky with Diamonds).
Insomma, se i Genesis si prestarono alla parte melodica del Prog gli Yes ne riveleranno l’aspetto più tecnico e virtuoso in tutto il suo splendore, lasciando ai King Crimson e alla geniale sobrietà di Fripp (gli unici a lavorare fino ad oggi senza perdere colpi o cambiare arma – direi rinvigorendosi addirittura), la parte sperimentale dello stesso. Insomma un triangolo che volente o nolente, semplificando l’essenza del Prog, lo rappresenta alla grande. In questo modo si tralasciano gruppi di spicco come i bravissimi Van Der Graaf Generator che si svilupparono nello stesso modo di questi ultimi tre gruppi pur non riuscendone, immeritatamente ad eguagliare il successo di pubblico con l’album Still Life.

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(N.d.R. C’è perfino chi parla di una figura piramidale, con Genesis,Yes, King Crimson e gli ELP alla base, con i contemporanei Dream Theater al vertice,e fu così che gruppi come i Pink Floyd con Atom Hearth Mother e The Dark Side of The Moon, i Gentle Giant, i Jethro Tull (sono solo alcuni dei più famosi) passarono attraverso questo solido interdimensionale con una scena degna della copertina dell’album più famoso del “Fluido Rosa”,modificando se stessi ed il loro pubblico,anche se per un breve tragitto della loro storia lasciando tracce indelebili nella storia del genere. Bella favola eh? Bhè io continuerei con il famoso triangolo e lascerei stare le favole per ora, anche perchè superati gli anni ‘80 le cose non saranno così semplici, e soprattutto mettersi a geometrizzare le cose porterebbe a considerare ciò che è il genere di innovazione per eccellenza una qualcosa di troppo meccanico e sistematico.)
Tra una magia e l’altra, purtroppo il decennio volge al termine, vedendo tramontare il genere in tutte le sue forme a causa dell’entrata in scena della musica Punk e Disco che mangerà letteralmente le risorse umane del Prog che perse velocemente pubblico ma come è facile intuire, perse soprattutto ispirazione e di conseguenza l’appoggio della critica. E’ infatti agli anni tra il 1977 al 1981 a cui possiamo attribuire la maggior parte delle “rotture” ufficiali di tutti i gruppi più importanti della storia Prog. Mentre la musica Rock vedeva affondare la sua ammiraglia qualcuno riuscì ad abbandonare la nave come i Genesis, dopo la fuga di Peter Gabriel, mentre altri che sulla nave non ci erano mai saliti veramente se non per qualche breve tappa come i Jethro Tull, i Kansas, i Caravan, i Dixie Dregs ed i Rush che ne giovarono finchè poterono ma fondamentalmente su quella nave non lasciarono poi nulla di così importante (per il guadagno) tale da compromettere la loro carriera che tornò ad essere quella di prima – nonostante all’epoca videro la luce album molto validi e a mio giudizio anche innovativi come Aqualung dei Jethro Tull e anche se vado un po’ controcorrente in questo, gran parte delle prime produzioni dei canadesi Rush capitanati dal bassista/tastierista/cantante Geddy Lee. Unico grande gruppo che fece eccezione furono i Pink Floyd che continuarono, anzi cominciarono, a fare della musica più Prog che psichedelica, con gli album sopra citati, dando vita alla speranza che ancora non era detta l’ultima parola. In realtà I Pink Floyd, nonostante la loro mirabile carriera dal Rock Progressive, trassero solamente un grande profitto. E nonostante io sia un ammiratore del gruppo, il loro ruolo viene tutt’ora confuso come quello di gruppo portante di un genere che non gli appartiene, sopravvalutando a volte il loro apporto al genere che, ai fatti, si può ridurre solo a l’originale uso dei sintetizzatori tipico della psichedelia migliore unito al Prog simulando venti e ambientazioni spaziali, facendo anche largo uso di sample ed effetti. Tra le perdite si conta inoltre la scomparsa dei poliedrici Gentle Giant, i Vanden Graaf Generator, i Procol Harum e tutti i grandissimi gruppi dell’attiva scena italiana – la morte del fenomeno italiano Demetrio Stratos degli Area, il gruppo della scena italiana a mio avviso più innovativo di sempre, nel ’79 ne fu una tragica casualità .(continua…)

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