Intervista a Sandy Muller

Intervista a Sandy Muller

di Roberto Paviglianiti


Abbiamo rivolto alcune domande a Sandy Müller, pochi giorni dopo il concerto di presentazione del suo terzo lavoro in studio “Falsa Rosa”. La cantautrice italo-brasiliana ci ha spiegato i perché di un progetto lontano dalle consuetudini, fatto di undici brani cantati sia in italiano che in portoghese su uno sfondo musicale di altissimo spessore. Un progetto capace di andare oltre le semplici apparenze.

Rockaction: Qual è il significato di “Falsa rosa”?

Sandy Muller: Una rosa quando è falsa può anche essere bellissima, ma non profuma. La sua immagine non corrisponde a quello che è veramente. La falsa rosa è quindi un invito a non fermarsi alle apparenze e a toccare con mano la realtà prima di giudicarla.

RA: Dove nasce la necessità di dover cantare lo stesso cd sia in italiano che in portoghese?

S.M.: Spesso, dopo un concerto, le persone che venivano a complimentarsi con me esprimevano rammarico per il fatto di non comprendere i testi. Considero la parte letteraria di una canzone importante almeno quanto quella melodica e strumentale, e per dare a tutti la possibilità di comprendere le tematiche che i brani affrontano, ho deciso di fare un lavoro in doppia lingua.

RA:Tra le cover del disco c’è “Balla balla ballerino”. Cos’è che ti lega così tanto a Lucio Dalla?

S.M.: Come ti dicevo la Falsa Rosa è un invito a toccare con mano la realtà; una realtà che può essere piacevole oppure no. Il ballerino di Lucio Dalla balla sulle disgrazie, sulla sofferenza ed esorcizza le paure attraverso il ballo. Mi sembra che il coraggio del ballerino sia perfettamente in tema con l’invito della Falsa Rosa ad affrontare la realtà. Ammiro molto Lucio Dalla e sono felice che abbia approvato la mia versione in portoghese di questo suo brano.

RA: Mentre negli originali, c’è un brano maggiormente autobiografico?

S.M.: Sono profondamente convinta che la bocca dovrebbe essere usata solo per cantare, così come racconta il testo di “Solo cantare/Sò cantar”. Non posso dire che sia un testo autobiografico per il fatto di essere così surreale, ma una cosa è certa: io non amo urlare e non mi piace chi parla a sproposito!

RA: Nel comunicato stampa si legge che chiedi al pubblico 45 minuti di tempo per ascoltare l’album nella sua interezza. In un periodo di fruizione musicale fast, dove regna sovrana la mentalità da playlist, a quale genere di pubblico ti intendi rivolgere?

S.M.: È vero, chiedo 45 minuti di tempo per ascoltare un cd che è stato pensato, creato e realizzato in molti mesi. Amo molto guardare i professionisti di qualunque disciplina al lavoro per capire i meccanismi alla base della loro tecnica. Per questo mi rivolgo a tutti quelli che sanno dare il giusto valore alle cose; a tutti quelli che vogliono scoprire cosa c’è dietro a un cd. In pratica mi rivolgo a chi ha le orecchie sempre attente e gli occhi aperti!

RA: Tutti i brani fanno leva sulla chitarra di Claudio Pezzotta. Mi parli del vostro rapporto e come si sviluppa tra voi il processo compositivo?

S.M.: Claudio è un amabile chitarrista e un eccezionale arrangiatore che sa sempre qual è la miglior veste per una canzone. Lo conosco da molti anni e da subito abbiamo capito che la nostra intesa musicale era forte.
Il processo compositivo non segue sempre lo stesso percorso. A volte Claudio parte da un mio testo per comporre la musica, altre volte mi chiede di scrivere un testo per una melodia che ha composto, mentre altre volte ancora compongo una melodia aiutandomi con la chitarra per poi comporne il testo in un momento successivo.

RA: Hai mai pensato di intraprendere una carriera in ambito jazzistico?

S.M.: Ho ascoltato molto jazz, mi piace. Per un periodo ho studiato molti standard ed ammirato cantanti “mitiche” come Billie Holiday, Ella Fitzgerald; amo tante voci: da Dee Dee Bridgewater fino a Maria Pia De Vito. Tuttavia non sono una jazzista e preferisco ascoltare piuttosto che cimentarmi in un campo che non è il mio.

RA: A giugno ci saranno i Mondiali di calcio. Tu sei italo-brasiliana, in una finale tra azzurri e verdeoro per chi farai il tifo?

S.M.: Mi auguro sempre che non ci sia una finale Italia-Brasile per non dover scegliere! Quest’anno mi piacerebbe vedere in finale il Sudafrica di Nelson Mandela!

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