Intervista ai Dead Meadow

Intervista ai Dead Meadow

Giuseppe Celano

Vedere e sopratutto intervistare i Dead Meadow è stata per me una lunga speranza che si è potuta concretizzare grazie al loro arrivo nella capitale.
Riesco ad incontrare la band, diventata vera icona del sound degli anni settanta e con all’attivo molti dischi tutti, prima della loro esibizione cercando di scoprire cosa c’è dietro il cambiamento, abbastanza evidente, del nuovo lavoro “Old Growth”.

Mi sembra che il nuovo cd si sia avvicinato più al formato canzone sacrificando così le vostre lunghe improvvisazioni, è stata una scelta o un naturale processo evolutivo?

Jason: Il song-like format di questo cd è stata una scelta. Intendo dire che facciamo un sacco di jam, e i live sono improntati sull’improvvisazione che riguarda anche le nuove canzoni. Quello che ci esalta realmente è fare delle buone canzoni. Mantenere gli elementi psichedelici, ma cercare di creare delle canzoni forti come hanno fatto i Beatles: psichedelia e buone canzoni come lo stesso Townes Van Zandt. Canzoni semplici ma profonde. La jam psichedelica farà sempre parte di noi, ma abbiamo voluto solo spezzettare un po’ di più le canzoni. Quest’album ha questo carattere, il prossimo potrebbe essere più improvvisato…variamo. Ma questo, certamente, è in un formato più classico.

Il sesto brano mi sembra un vero e proprio omaggio al Neil Young di “Heart Of Gold”, siete d’accordo?

D.M.: E’ fantastico che tu abbia sentito questo!! Siamo tutti fan di Neil Young. Con Young ci siamo dentro da quando suoniamo. E’ difficile controllare quello che scrivi, ma il tuo è davvero un bel complimento.

Vorrei sapere quali gruppi ascoltate oggi e in che modo, se succede, influenzano il vostro modo di comporre.

Jason: Metallica! Oggi nel furgone abbiamo ascoltato i Metallica. …si, dai Metallica ai Wu Tang Clan, Beatles e 13th Floor Elevators.. puoi attingere da ogni cosa, soprattutto dalla musica del passato, è difficile che le nuove bands… ci contagino più di tanto
Noi ascoltiamo qualsiasi cosa che cambi le nostre vite. A volte non ascolti le band del passato per un po’ di tempo e poi torni indietro per riascoltarle ed è grandioso, è molto meglio!! Black Sabbath spesso suonano bene.. Stones e Beatles..sono entrambi bravi, veramente bravi. Blue Oyster Cult un po’ meno…Led Zeppelin il top!

Mi sembra che in generale questi disco abbia delle atmosfere più rilassate rispetto ai precedenti lavori, è un momento più felice e calmo per la band?

D.M.: Quando abbiamo registrato volevamo veramente un’atmosfera rilassata e l’abbiamo fatto nella casa di campagna nell’Indiana. Quindi niente stress, nessuna preoccupazione, potevamo suonare e se non ci piaceva potevamo staccare per un paio d’ore, rilassarci insomma. Abbiamo cercato di “catturare” quella tranquillità perché il live in presa diretta è sempre intenso e libero, deve essere così!! Abbiamo voluto cogliere quella mancanza di pressione di uno studio di registrazione! Si è lavorato specialmente sul ritmo, sulla la batteria e poi su tutto il resto.

Il settimo brano sembra un mix fra una band che non esiste più, i Three Fish, e il primo disco acustico dei Days Of The New, qualcosa di acustico e arabeggiante pervade il brano, conoscete queste band?

J: No. Non conosco queste band, ma sta sicuro che provvederò al più presto!! A noi piace tantissimo la musica Araba, la musica Indiana, il reggae. E’ una tonalità armonica che ti sommerge e ti inonda.

Quanto conta il stare on stage per la band, quanto traete dal live per comporre nuovi brani?

D.M.: Non puoi finire di scrivere le canzoni e completarle fino a quando non le suoni dal vivo. Appena le suoni cambiano tantissimo, vale lo stesso per le vecchie canzoni cambiano continuamente. Noi le suoniamo sempre diversamente dal vivo, il live rinnova tutto, stasera vedrai due cose diverse. Una delle cose nuove di questo album è che abbiamo avuto la possibilità di suonare un sacco di canzoni per un po’ prima di registrarle. Quando inizi a suonare in un modo per la gente che è lì al momento, diventa quasi un groove molto più naturale e speriamo sempre che si senta nella registrazione. Sono contento che tu possa vedere lo show questa sera, perché sarà molto diretto, ed è molto importante per noi. Ricaviamo tanto da queste esperienze. Scriviamo nuove canzoni, canzoni che iniziano come jam e facendo live le trasformiamo in un formato canzone.

Ho letto da qualche parte che qualcuno vi accusa di essere troppo chiusi nel vostro mondo che omaggia i ’70, cosa avete da dire in proposito?

J.: Beh, ogni volta che la gente ti accusa devi quasi prenderlo come un complimento. E’ fantastico, quando dicono: “questo suono non ha nulla a che fare con quello che si sente oggi in giro, sembra musica degli anni 70”. Wow!!
Certo noi ascoltiamo Hendrix e molto roba anni settanta; ma la facciamo nostra, a modo nostro. Quindi è un complimento.
Il 99% della nuova musica che c’è in giro è di pessima qualità, quindi preferisco essere ancorato al passato. Cerchiamo molto duramente di ottenere un feeling…nei seventies tutto era più rilassato, non così nervoso e rabbioso. Gli anni ‘60 e ‘70….. si, è esattamente quello da cui dovresti trarre ispirazione. È fantastico assomigliare a loro. Non suoniamo esattamente come loro, il nostro suono non è identico al loro, ma non ci preoccupiamo di questo. Spero che la gente lo senta, è bellissimo. Siamo orgogliosi di mostrare chiaramente le nostre influenze. Sembra che vi siano altri numerosi fattori che circolano attorno la musica moderna e che fa si che la gente le dia importanza. Molti di questi sono economici. Ma tra i ‘60 e ‘70… sebbene tanti di quei gruppi non vendevano molti album, la forza del loro sound vive ancora..13th Floor Elevators, gli Stooges per esempio, sono ancora vivi, attuali… Ci piacerebbe creare musica che sia senza tempo.…

Il nuovo modo di concepire il prog di gruppi come Tool e Mars Volta ha riportato in auge il tanto maltrattato prog, seguite questo genere e le suddette bands?

D.M.: Qualcosa mi piace. Noi non pensiamo mai in termini tecnici, ma solo in termini di feeling. Quindi se ha un buon feeling non ci importa se è complicata o meno. Il prog-rock forse vogliono renderlo complicato per essere complicati. Non ha importanza se è complicato o meno, importa se la canzone è buona, se il feeling è buono. E’ per come deve essere. A noi non piacciono i Tool, non siamo loro fan, né dei Mars Volta.

Che tipo di live proporrete stasera al pubblico, improntato sulle lunghe improvvisazioni acide o vi baserete sul nuovo materiale?

Jason: Suoneremo molte canzoni. Faremo entrambe le cose. Suoniamo canzoni, ma non jam lunghe, Prenderemo molto dal nuovo album, saccheggiando anche da tutti i nostri precedenti album. Un po’ di tutto insomma.

Grazie ragazzi per la disponibilità.

D. M. non lo dire nemmeno, grazie a te, sei forte.