Intervista Desert Clouds

Intervista Desert Clouds

di Marco Baroncini

Innanzitutto le liriche cosa esplorano? I temi affrontati sono in sintonia con il sound aspro e solitario testimoniato anche dalla copertina?

Le nostre liriche nascono di pari passo con le musiche e trattano temi come la desolazione, la disillusione, la solitudine. Sono descrizioni involontarie di intime immagini emotive che a primo impatto possono sembrare avvolte in un velo di rassegnazione e sofferenza ma che in realtà conducono verso una luce che, si spera, possa essere la felicità.
La copertina, il sound e le parole non sono altro che la proiezione dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi…di tutto ciò che violentemente ha attraversato e attraversa la nostra esistenza.

Quali strade affronterete per farvi conoscere? Cosa faranno i Desert Clouds per diventare grandi? E l'Italia vi darà la possibilità di coltivare e realizzare le vostre speranze, o pensate piuttosto di rivolgervi all'estero?

L’Italia non ci ha concesso nemmeno di respirare, come potremmo essere ascoltati da tanta gente chiusa in una mentalità retrograda che preclude ogni minima possibilità di condividere qualcosa di profondo e amaro?
Tranne in qualche rarissimo caso, la gente che affolla in massa le strade delle nostre città, come corpi pesanti e freddi, è più interessata ad inseguire futili piaceri piuttosto che affrontare la realtà cercando di renderla più viva. Per diventare grandi forse non faremo nulla in più di quanto già cerchiamo di fare. Ovvero provare a condividere le gioie e le sofferenze con quanta più gente è possibile.
Forse, se tutti amassero, qualcosa cambierebbe.

Come è la risposta del pubblico durante le vostre esibizioni?

Dal punto di vista dell’ascolto della musica, sembrano veramente poche le persone interessate ai gruppi emergenti. Per il resto, come già dicevamo, il pubblico che ci capita di incontrare durante le nostre esibizioni difficilmente sembra volere immergersi in ciò che noi cerchiamo di esprimere.

Quali sono le fonti della vostra ispirazione sia sonora che artistica? Avete intenzione di continuare su queste sonorità o vi farete influenzare esplorando altre strade?

Le nostre sonorità sono indubbiamente frutto delle nostre influenze musicali quali la psichedelia fine ’60, il blues o il folk dei vecchi cantautori tutto mescolato in un sound più moderno.
C’è da dire, però, che il nostro non è un tentativo premeditato di creare qualcosa di innovativo, ma le nostre composizioni nascono casualmente senza alcuna “grande opera d’ingegneria artistica”.
Quindi non sappiamo dire se il nostro sound cambierà…dipenderà esclusivamente dalle nostre future ispirazioni.

Consigli per chi vuole tentare una strada musicale alternativa in Italia? Come uscire da questo pantano? La scelta dell'inglese è a mio avviso necessaria al vostro tipo di musica, ma come reagire all'indifferenza di questa penisola in cui anche i titoli dei film vengono brutalmente seviziati dalla lobby dei doppiatori?

Per quanto riguarda la scelta dell’inglese siamo pienamente d’accordo con te. L’Italia cerca di ingoiare i bocconi più aspri rendendoli gradevoli con lo zucchero. Bisogna dire che in questo paese la valorizzazione dell’arte, in tutte le sue espressioni, è pressoché inesistente, di conseguenza potremmo affermare che ogni strada è un vicolo cieco, a meno che non si abbia una forte raccomandazione…
Appunto per questo noi siamo molto affascinati da alcuni paesi esteri in cui sembra che le cose vadano in modo diverso.

Per concludere, una domanda fuori dalle righe: a quale regista proporreste la vostra musica come colonna sonora? Ve lo chiedo perché il sound è molto evocativo e si adatterebbe ad accompagnare la visione cinematografica.

Grazie per il complimento. Per quanto riguarda le musiche di Dharma Bums, per i temi e per i significati, le proporremmo a parecchi registi che ci piacciono: Luis Bunuel, Stanley Kubrick, Andrej Tarkovskij, Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman, Orson Wells e altri. Se dovessimo però soffermarci anche sull’aspetto cinematografico ci piacerebbe molto e crediamo saremmo più adatti ad accompagnare le immagini di film girati da Gus Van Sant, David Lynch, Ethan e Joel Coen, Wim Wenders e Lars Von Trier.