Intervista Mushroom's Patience

Un'avanguardistica intervista con Raffaele Cerroni; un viaggio surreale ai confini del reale cosmo Mushroom's Patience. Un itinerario trasversale e astratto che si snoda tra arte e musica, note e colori. Esperanto di sensazioni immerse nel “Pop Atonale” di suoni, mentre una lavatrice continua a centrifugare e l'illogicità muove ritmi nonsense, nell'irreale persistere del tempo. Cinemimica creativa di uno sperimentale universo parallelo, nel quale un fungo dialoga col Samurai Diether Craf.

 

1. Per iniziare, raccontiamo un po' la genesi e le varie evoluzioni artistiche e di line up della band

La band è nata con Roberto, me e Stefano, l'altro chitarrista e un batterista che non suona più con noi, nel 1985. Abbiamo portato avanti un'idea insieme, un indirizzo musicale preciso, concludendo la prima fase di vita della band nel 1995. Le nostre strade si sono separate, perché sembrava fosse finita questa fase collettiva. C'è poi stata una fase intermedia, dal 1995 al 2007, durante la quale ho lavorato da solo su esperimenti musicali, realizzando dei dischi con un approccio costruttivo astratto e trasversale. Lavoravo musicalmente un po' come può fare un pittore che fa astrattismo; casualmente uscivano fuori i suoni così come per il pittore escono casualmente fuori i colori. Facendo io il pittore e anche il musicista, in questi anni sono entrato in un trip dove confondevo tutto; non sapevo più dove fosse la musica o i colori, portando avanti questa esperienza che è stata poi collocata all'interno della scena “industrial” internazionale. Secondo me, senza dare delle denominazioni precise, è stata semplicemente una fase di musica sperimentale estrema. Dal 2007 siamo tornati con la vecchia line up a riproporre sia le cose vecchie che facevamo in partenza, sia cose nuove, arricchite dalle singole esperienze che ognuno di noi aveva maturato negli anni.

 

2. Qual'è il significato di Pop Atonale?

Il Pop Atonale è una definizione che nasce appunto dalla fusione tra il pop e la musica atonale. Per molti anni abbiamo avuto delle critiche musicali molto interessanti, vissute con grande gioia. Nelle recensioni ogni volta ci paragonavano a qualcuno di diverso, non riuscendoci a inquadrare in un genere preciso: dai Talking Heads, ai Pink Floyd di Barret a Frank Zappa. Questa cosa ha stimolato in noi l'idea di inventarci una fusione di due generi che non sono mai vissuti insieme. Noi siamo un gruppo che ha nel suo DNA una forte matrice pop però contaminata dalla musica di avanguardia, sperimentale, trasversale, psichedelica. È stata quindi una definizione che abbiamo attribuito al nostro modo di fare musica; non so se sia stata utilizzata già da altri, ma in realtà l'abbiamo collocata Ad Hoc per dare un'idea di trasversalità.

 

3. Come definiresti o “non definiresti” i Mushroom's Patience?

Noi non ci classifichiamo in un genere musicale preciso; probabilmente apparteniamo alla famiglia di quei musicisti che non amano le etichette. Autodefinirci mi sembra abbastanza ridicolo. È invece bello che le persone possano trovare in noi diversi generi; lasciamo insomma la porta aperta alla fantasia di chi ci definisce.

 

4. Cosa si cela dietro Diether Craf, pseudonimo e alter ego di te stesso?

Diether Craf è uno stacanovista della musica, probabilmente un estremista non nel senso terrorista del termine, ma una persona che ha messo al primo posto nella vita la musica senza compromessi. O la musica o morte! Bisogna pensare a un qualcuno che sia irriducibile nel tempo, molto difficile da distruggere o da cancellare.

 

 

5. Quale valore ha il surreale e l'illogico all'interno dei vostri testi?

I testi o non testi li definirei. C'è una forte componente di nonsense nei nostri testi. Considera che la maggior parte dei testi sono stati tutti estrapolati da libri di corsi di inglese, tipo “L'inglese giocando”; venivano quindi prese frasi random tagliate e montate, mettendole a caso. Adesso ho una nuova fissazione in mente, sto infatti studiando da un po' di tempo un nuovo linguaggio mio. Già scrivevo dei versi con un lessico che ho chiamato linguaggio Beta. Era un italiano irreale, che sembrava pescasse un po' dal latino, da un linguaggio arcaico e da un italiano antico, ma in realtà erano tutte frasi e parole inventate. Quello che sto invece sperimentando in questo periodo è un simil- inglese o simil-tedesco, miscelati insieme, che diano la sensazioni di un nuovo esperanto, ma che non significa nulla.

 

6. Possiamo dunque affermare che l'irreale stravaganza sia finalizzata a un certo tipo di messaggio e alla realtà oggettiva, oppure rispecchia l'esatto contrario?

Tutto rimane nell'ambito dell'irreale, anche perché noi siamo scollegati dal concetto di musica per finalità e per comunicare qualcosa. Potremmo essere tranquillamente un gruppo strumentale, come i Tortoise e gli Ozric Tentacles. Per noi gruppi così erano la massima ambizione, ma, siccome avevamo delle voci che potevano essere utilizzate, a quel punto le abbiamo usate. Se devo essere sincero, io sogno di fare unicamente musica strumentale, perché è perfettamente inutile cantare, anche perché non ho niente da dire. Adesso, alle porte dei cinquanta, non ho proprio più niente da dire. Forse a vent'anni qualcosa potevo dirla… Ora sono indignato e rassegnato sul piano politico, poi sul piano della costruzione e della creatività rimango completamente stimolato fino alla fine.

 

7. Sveliamo un po' le dinamiche del vostro sound e la vostra propensione nei confronti di armonie trasversali e sonorità avanguardistiche

E' la principale ossessione/mania che mi ha accompagnato sin dalla prima adolescenza. A sei/sette anni rimanevo delle ora davanti alla lavatrice ad ascoltare la centrifuga; poi anni dopo ho capito che ero già affascinato dalla musica elettronica e dal Kraut Rock, dalla musica ipnotica e cosmica tipo Tangerine Dream, Klaus Schulze. Tant'è che ci definiscono anche come l'unico gruppo Kraut rock italiano; in Germania infatti riconoscono questa nostra capacità, associandoci sempre a gruppi come Faust e affini. Io e gli altri componenti del gruppo abbiamo sempre avuto una grande predisposizione alla trasversalità. Il resto della band ha anche una grossa componente melodica; questo ha permesso la fusione tra il pop e la trasversalità stessa. Io da solo produco esclusivamente cose inudibili, con il gruppo riesco a fare cose assolutamente ascoltabili. Questo è il grande vantaggio di avere vicino a me musicisti di matrice sostanzialmente pop.

 

8. Esiste una commistione tra arti figurative e la vostra musica?

Assolutamente sì, perché la maggior parte dei nostri brani viene associata a quadri che ho realizzato e viceversa. Secondo me è fondamentale capire che se un non udente non può ascoltare la musica, attraverso l'uso del colore, percepisce i ritmi della musica. La musica è la versione sonora della pittura, è la parte acustica di un colore.

 

9. Meglio un download democratico o il tradizionale mercato discografico?

Io sono esclusivamente per il download. Sono a favore del download; sono per la morte dei diritti d'autore; sono per la morte della SIAE. Sono per la morte di chi lavora alla SIAE; dovrebbero proprio morire tutti, perché sono dei taglieggiatori e degli strozzini. Credo nel giusto compenso che debba essere dato a un musicista per un concerto. Bisognerebbe far finire questo mal costume di non pagare i gruppi. Qualsiasi gruppo dovrebbe avere dei soldi, ma la musica dovrebbe essere assolutamente gratuita e di pubblico dominio, salvando la proprietà dell'opera. Io ho creato quel pezzo ed è mio. Della musica classica e rinascimentale puoi farne quello che ti pare, perché di pubblico domino; non capisco perché con la musica moderna non si possa fare lo stesso. Ci vorrebbe un approccio più democratico, perché l'arte è la massima espressione della democrazia. Se vai in Germania scopri che un artista paga veramente due soldi di tasse e può fare meglio e liberamente il suo lavoro. Qui in Italia l'artista è invece visto come un disgraziato, una persona da depredare e da uccidere, perché nel nostro paese la cultura e l'intelligenza sono visti come crimini.

 

10. Quanto è importante per voi il rapporto col pubblico?

La mia natura è quella di piena riconoscenza nei confronti di chi viene a vedere un mio concerto. Il pubblico va amato, invece purtroppo c'è spesso un atteggiamento snob da parte dell'artista con un minimo di affermazione nei confronti dei fan. Se tu vendi i dischi è grazie ai fan; devi quindi perdere tempo con loro. Devi fargli fare 180 foto; devi stare lì ad ascoltare anche le loro cazzate, perché quelle cazzate sono sacrosante e provengono dal cervello di una persona che comunque ti ama e ti sta supportando. Ovvio che nel mio contesto, fatto di un pubblico di nicchia e ristretto, ho modo di conoscere le persone proprio fisicamente. Mi fanno inoltre impazzire le espressioni delle persone colpite, sia positivamente che negativamente, dall'evento e dall'atmosfera che ho cercato di creare per loro. Personalmente faccio la musica per gli altri; per me c'è l'effetto che genera, il godimento di essere applaudito e di vedere riconosciuto il lavoro. Quando compongo penso sostanzialmente a far felice una parte di me, che è quella della mia soddisfazione e appagamento personali; se la musica suona bene per me e mi piace, sono allora convinto che ho fatto una cosa che possa funzionare anche per gli altri. Suonare solo per te a casa da solo comporta un godimento intimo che non ti impone di dover stare in un contesto tipo palco a suonare dal vivo con gli altri. Se invece vai a suonare dal vivo, è segno che tu hai bisogno di quel feedback, altrimenti non ci vai.

 

11. L'Italia è il luogo ideale per la vostra musica, oppure sarebbe forse più idonea una location straniera, europea o d'oltreoceano?

Direi che l'Italia non è assolutamente il posto per noi. Io disprezzo l'Italia e disprezzo la rassegnazione degli italiani, il nostro aver accettato che un manipolo di quattro mentecatti abbia dettato legge e ci abbia imposto gusti e culture di un certo tipo. Questo va al di là di qualsiasi parte politica; destra e sinistra sono tutti uguali e hanno voluto un popolo di sottosviluppati. Non è un grido di chi sta rosicando per la propria musica, perché me ne frego e vado a suonare all'estero; il problema è proprio soffrire da italiano per quello che succede in Italia. Del resto lo diceva anche Pasolini ai suoi migliori amici: “andate via dall'Italia perché qui succederà il finimondo, ci sarà lo schifo” Siccome Pasolini per me è legge e si è ispirato a un concetto del genere, allora io mi ci aggrappo con tutte le unghie. All'estero, nei paesi scandinavi, in Germania e in Austria sono musicalmente molto più vicini al nostro genere, anzi loro ci hanno permesso di uscire fuori. Credo che comunque qualsiasi parte del mondo occidentale, persino l'Est Europa, sia molto più attenta dell'Italia. Noi italiani invece non abbiamo proprio cultura musicale, se non pianto, pizza, mandolino e i quattro cantanti lirici che conoscono tutti; basti pensare che uno dei più grandi in Italia, Demetrio Stratos, non era italiano.

 

12. Ci sono in definitiva nuovi progetti in cantiere per i Mushroom's Patience?

Innanzitutto non si parlerà più di produzioni discografiche; ho deciso che non uscirà mai più un disco. Adesso verranno fatte delle ristampe da parte di un'etichetta austriaca. Faremo sicuramente dei nuovi lavori tutti perfettamente scaricabili sui portali ufficiali open source, perché credo molto nel concetto di copyleft e di musica per tutti.