iPod Tax

iPod Tax

di Alessandra De Vita

“iPod tax”: è questo il nome della nuova tassa, introdotta dal governatore dello stato di New York David Peterson, che prevede un imposta del 4% su tutti i file digitali distribuiti attraverso la rete. Afflitti da una profonda crisi economica e finanziaria, con un debito pubblico di 15 miliardi di dollari, i governi americani hanno deciso di dare fondo a tutte le risorse possibili per frenare la recessione. Per anni le major hanno pressato perché la Apple aumentasse il costo di ogni singolo download, arginato nel limite insuperabile di 99 centesimi di dollaro; un prezzo insufficiente (secondo le major) a risanare il crollo economico provocato dalle perdite del mercato discografico sulla vendita dei dischi. Finora è stato proprio il costo contenuto ad agevolare il successo planetario dell’ iPod e del jukebox digitale più vasto al mondo. La grande azienda con sede a Cupertino, nel cuore della Silicon Valley, ha messo a disposizione dell’intero globo il più grande negozio virtuale, rappresentando più del 70% del mercato internazionale elettronico dell’intrattenimento. Oltre che tassare la iTunes Store, Peterson ha deciso di colpire anche i ticket dei cinema, i taxi, le bevande, le palestre e le tv via cavo. Colpirebbe inoltre tutti i libri scaricati da Amazon per il Kindle, biglietti sportivi e trasmissioni satellitari. L’iPod tax ha suscitato le istantanee proteste dei discografici delle 5 major più importanti, che prevedono un arresto dell’unico settore in espansione del mercato musicale. Tuttavia la legislazione fiscale degli Stati Uniti prevede che i contenuti digitali distribuiti in rete vengano tassati non dal luogo da cui parte la richiesta, ma in quello da cui vengono elargiti: dunque iTunes sarebbe operativo in California immune da tasse. Difficile credere che il nuovo balzello possa accrescere le casse pubbliche degli stati americani che seguiranno l’esempio di New York, che non sarebbe comunque il primo ad averla adottata. Sono diciassette gli stati che l’hanno già applicata (Nebraska, Tennessee, Alabama, Maine, New Jersey…etc). Per il momento la California è uno di pochi stati al riparo dalla nuova tassa: chissà che il leader della Apple Steve Jobbs non pensi di trasferire la sua azienda in uno dei paradisi fiscali a disposizione.