Itinera: the Jazz label 1a parte

Itinera: the Jazz label 1^ parte

di Roberto Paviglianiti

La label indipendente Itinera nasce dall’esperienza decennale del Pomigliano Jazz Festival, e diventa fin da subito un luogo dove far incontrare culture e linguaggi musicali differenti. Ogni progetto di Itinera si pone come fine il rifiuto di ogni costrittiva definizione e di qualsiasi condizionamento dei processi creativi dei suoi artisti. Il jazz è il territorio dal quale partire verso l’esplorazione sonora: dal Mediterraneo come base, in direzione Sud, fino a raggiungere l’esatto spazio emozionale. Percorriamone insieme alcuni itinerari.

1. Marco Cappelli: “IDR – Italian Doc remix”

"Marco

“Italian Doc Remix” è il progetto nato dall’incontro tra il chitarrista napoletano Marco Cappelli e il percussionista newyorkese Jim Pugliese. I due, coadiuvati da una band di spessore dove svolgono un ruolo basilare i fiati di Doug Wieselman e la chitarra dell’ospite Marc Ribot, danno vita a un disco in equilibrio tra tradizione e futuro, in tredici brani originali che stravolgono i tratti distintivi della musica popolare. Villanelle antiche, madrigali del 1600 e cori di donne in chiesa s’impastano col turntablism di dj Login, mentre il resto della band dialoga continuamente sul terreno scivoloso del free. Disco difficile, ma coinvolgente.

2. Valerio Virzo: “Caterpillar”

"Valerio

Il tenorista Valerio Virzo arriva con “Caterpillar” al suo primo album da leader dopo una vita trascorsa a conoscere stili diversi – dall’heavy metal al pop – e come sideman. Otto brani messi n piedi con l’amico chitarrista Alberto Falco, in due sessioni di registrazioni tra Napoli e Berlino, alle quali hanno partecipato anche Daniele Scannapieco e Giovanni Amato. Virzo e Falco dialogano in scioltezza riuscendo a creare la giusta tensione emotiva all’interno di un disco che trova il suo momento migliore in “Carolina”, il brano che più degli altri ne denuncia l‘autenticità e la passione.

3. Girotto, Nastro, Cohen, Gatto: “Sea Inside”

"Girotto,

“Sea Inside” è il luogo magico dove quattro grandi interpreti s’incontrano per dar vita a un disco suggestivo, colorato, passionale. L’album risente positivamente del pianismo morbido di Francesco Nastro, trova nella batteria precisa di Roberto Gatto l’essenziale punto d’appoggio per le incursioni fantasiose del sax di Javier Girotto, puntellate dal basso roccioso di Avishai Cohen. La musica si muove compatta tra le descrizioni dei tramonti, è avvolta dalla malinconia dei popoli del meridione e descrive il palcoscenico unico del mare, lì dove avvengono gli scambi culturali tra popoli, e la contaminazione prende vita.

4. Lugo, D’Errico, Moye, Geerken: “The Gray Goose"

"Lugo,

Un quartetto duttile e compatto dà vita a “The Gray Goose”, omaggio musicale all’arte di Bertolt Brecht e Hanns Eisler. Quattro entità che si fondono riuscendo, ognuna col proprio stile, a creare un mood ispirato e introspettivo. Il pianismo equilibrato di Francesco D’Errico, il sax di Claudio Lugo, e la batteria di scuola free di Famoudou Don Moye, fanno da sfondo mutevole alla voce recitante di Hartmut Geerken, in un contesto difficile – per tematiche e andamenti sonori ostici – che per essere apprezzato richiede un’attenzione e una conoscenza degli argomenti sopra la media. Chiudono il cerchio, riuscendo a legare i vari passaggi, alcuni brani originali composti per questo spigoloso, ma affascinante, progetto.

5. Lightsey, Moye, Elekes: “Estate”

"Lightsey,

“Estate” è un disco che mette in mostra le capacità elitarie di un trio capace di dar vita a un jazz denso di emozioni, liquido nelle fattezze e fascinosamente profondo. Kirk Lightsey (piano), Famoudou Don Moye (drum) e Tibor Elekes (contrabbasso) scelgono di rivisitare alcuni classici del passato: dall’intramontabile “Estate” di Bruno Martino, alla sempre emozionante “Infant Eyes” di Wayne Shorter, passando per la frizzante “One Finger Snap” di Herbie Hancock. I brani proposti, tra i quali un paio di inediti, sono caratterizzati da un interplay sopraffino, al limite della telepatia, e rilasciano nell’aria il profumo inconfondibile del piccolo capolavoro.