Afterhours – I Milanesi Ammazzano il Sabato

Afterhours – I Milanesi Ammazzano il Sabato

I presupposti per la catastrofe c’erano tutti : il passaggio da un’etichetta indipendente (Mescal) ad una major (Universal); il successo colossale e popolare dell’ultimo BALLATE PER PICCOLE IENE ed infine una serie di live poco convincenti.
Il tonfo sembrava dietro l’angolo ma i (molti) detrattori del gruppo milanese, non avevano fatto i conti con il genio di Manuel Agnelli, in splendida forma, e con una band che è ormai limitante definire la migliore nel panorama italiano.

In questo sorprendente I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO sono presenti tutti gli elementi che hanno portato gli Afterhours nell’olimpo del rock (nazionale) : testi diretti e pungenti che sanno colpire e accarezzare, sempre con la stessa passione (ascoltate l’intro di “Naufragio sull’isola del tesoro” e capirete perché Manuel Agnelli è forse l’unico ad aver trovato una via convincente al rock in lingua italiana); un suono compatto, che scuote e non accompagna, di una band ormai matura che ha levigato le asprezze del passato, in favore di una solarità, prima merce rara nelle canzoni di Agnelli & co.

In questo vero e proprio compendio della storia degli Afterhours, trovano spazio brani che non avrebbero sfigurato nei precedenti album ( E’ solo febbre, Neppure carne da cannone per Dio, Pochi istanti nella lavatrice, Tutti gli uomini del presidente) che portano il marchio di fabbrica del gruppo e pezzi come “Riprendere Berlino”, dove la band milanese dimostra con pochi accordi che la parola Pop non è necessariamente una parolaccia, soprattutto se riporta alla mente la musica degli innominabili quattro di Liverpool. Sulla scia di questa ballata si succedono altri azzeccati pezzi a giustificare la riuscita virata pop : “Tema : la mia città”, “Tutto domani” e “Dove si va da qui” dove si sperimentano nuove sonorità elettroniche.

Canzoni manifesto di questo I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO sono senza dubbio “Naufragio sull’isola del tesoro”, la splendida “Musa di nessuno” e la delicata ninna nanna “Orchi e streghe sono soli” dove il carismatico artista milanese mette a nudo la propria paternità con una purezza e una dolcezza a dir poco commoventi.

Nell’acustica “ I milanesi ammazzano il sabato” un Manuel Agnelli magnificamente ispirato fa il punto sul suo rapporto con quello che non c’è, raggiungendo la vetta introspettiva dell’album.
Una conferma importante per il rock italiano che ha perso via via rappresentanti come Vasco Rossi, Ligabue e Piero Pelù da anni a corto di idee e ispirazione.