Anathema – Hindsight

Anathema – Hindsight

Finalmente, gli Anathema ci ripropongono la loro musica a cinque anni di distanza dal “disastro naturale” del 2003.
Triste dirlo così, ma quel disastro è stato per la band un gran bel lavoro, creando un'aspettativa nei fan che forse andava oltre una raccolta di remakes acustici.Però scendiamo subito in campo a loro favore con una splendida notizia, il loro nuovo album studio sarà presto sugli scaffali dei negozi di dischi,e sarà Horizons il titolo prescelto.In secondo luogo, da perdonare è la lunga assenza dalla musica(a parte la risonanza pt.2 e il dvd live were you there), per il semplice motivo che a volte dimentichiamo che il gruppo britannico è uno dei gruppi che nella sua storia ha apportato molto a due generi completamente diversi(Doom-Gothic/ambient-alternative), operando un cambiamento di stile e linea davvero notevole e senza dubbio il più coraggioso che abbia mai visto(altro che il tentato ritorno alle origini dei metallica!).
Dopo queste considerazioni, si può comprendere il peso che il loro nome ha costituito per Canavagh e compagni era tutt'altro che giustificato e che lo stop dovuto a problemi interni e ad etchette che disperse nel fallimento hanno generato sia più che comprensibile.

Detto ciò…apriamo Hindsight, esploriamolo in ogni sua parte, e a primo impatto, notiamo che sembra una semplice raccolta delle loro canzoni di punta del dopo-svolta, con un solo brano inedito "Unchained(Tales of the Unexpected)", ma il suo contenuto non è affatto limitabile a questo. Scopriamo perché…

L'intensità dei sentimenti in questo album è enorme e tangibile.La presunta "raccolta" si rivela bensì un abile riarrangiamento su scala delle loro canzoni migliori che fa uso di acustica e violoncello ridando vita a classici consumati dai pad,a volte (ab)usati dal tastierista Les Smith(ex cradle of filth) negli album precedenti (che in questo disco imbraccia archi e pianoforte con risultati eccezionali), e dal tempo.
I Britannici Anathema a questo punto, ricreano piccoli capolavori,attingendo dal recente passato per lucidare emozioni e ricordi, dando ai propri fan la certezza di essere ancora lì e che dovranno stringere i denti ancora per qualche mese in attesa di mettere le mani sui nuovi orizzonti della band.

Nonostante il riarrangiamento pur se ben fatto segua schemi piuttosto semplici, sostituendo pads con archi e chitarra elettrica con acustica,canzoni come "Are you there" acquistano nuova vita e vesti del tutto nuove oltre ad altri pezzi sacri come "One Last Goodbye" che, semplicemente, comunicano in modo diverso.
La distanza del gruppo con chi ascolta è sempre più sottile in questo piccolo gioiello acustico, che concede a chi si è emozionato con Aleternative Four, A Natural Disaster e Judgement di prolungare la commozione ad oltranza.

Per concludere si può dire semplicemente che questo disco,a prescindere da come sia vista la band da fan e oppositori, da come sia il loro genere e da come è percepita la loro capacità di comunicare,oltre che dal fatto che questo album possa essere una mera pubblicazione commerciale a colpo sicuro con esclusivo scopo di lucro da parte della nuova casa discografica…il cd risulta oggettivamente un bel disco,ben suonato ed interpretato.