Arbouretum – Rites of Unconvering

Arbouretum – Rites of Unconvering

E' in una landa desolata che inizia il “Rito”. Viaggio sciamanico di un Io inquieto e del suo Spirito Guida. L'anima da guarire, tra alberi spenti, ai piedi di una vetusta quercia. Un silenzioso errante avvia la sua danza frenetica nel tossico delirio naturale, tra accordi ovattati e lisergici giri di basso.

Dalle profondità di questa superficie elettrica emergono gli Arbouretum, gruppo di Baltimora guidato dal cantante e chitarrista Dave Heumann. Rites Of Unconvering è il loro secondo lavoro, dopo il disco d'esordio Long Live The Well-Doer uscito nel 2004.

Si tratta di un album, dal gusto un pò retrò, che rispolvera sonorità tipicamente sixties/seventies. E' un intricato labirinto fatto di parentesi ipnotiche, infuocati ritmi di chitarre e stilemi arcaici; una catartica miscela di psicadelia, cantautorato e blues-rock duro e selvaggio.
Tra una sonorità e l'altra una voce cupa e profonda scandisce lo scorrere del tempo e il fluire dei brani.

Il disco si apre con Signposts And Instruments, pezzo dai toni oscuri e dalle sonorità decisamente dark. Notevoli i dettagli ritmici. Tonight's A Jewel è un folk osteggiato a più riprese da chitarre acide e pungenti. Pale Rider Blues è un blues – rock condito da sfumature psicadeliche che culmina in un intenso assolo di basso. Più morbida e gradevole è, invece, Ghosts Of Here And There. Sleep Of Shiloam è una otto minuti di pura psicadelia acustica con lunghissimo assolo finale. Melodica e dolce è Mohammed's Hex And Bounty, dalle sonorità rallentate e dilatate. Una vena di sperimentalismo è presente in The Rise che parte da un coro gospel di sottofondo per poi raggiungere sonorità più incendiarie ed estreme. L'album termina con l'ammaliante ballata finale Two Moons.

Rites Of Unconvering è un vero e proprio incantesimo allucinatorio. E solo dopo aver venduto l'anima al diavolo, sospesi nel vortice sonoro, scoviamo visioni nella musica stessa.

Da ascoltare…. possibilmente di notte e come base meditativa.