Arbouretum – Song of The Pearl

Arbouretum – Song of the Pearl

Correva l'anno 2007. La compagine di Baltimora era dedita a "Riti" subliminali tutti da "scoprire". Nel 2009 gli Arbouretum rinascono dalle ceneri della terra. Dopo Rites of Uncovering il suono, che si fa più pungente, genera Song of The Pearl. L'album produce un effetto acustico più denso e crudo del precedente. Permane la vena folk-doom, bluesy e cantautoriale ma i tono si ispessiscono. Si calzano riff più brutali all'interno di un vestito strumentale più immediato. Il rituale si trasfigura. La cerimonia è culto barocco delle ombre, una discesa tra le vibrazioni infuocate di un' Ade sonora.

False Spring avanza ossessivamente mentre le chitarre traghettano la canicolare voce di Heumann. Un'intro di batteria forgia la base ritmica di Another Hiding Place; una rovente visita nella fucina di Vulcano. In Down by the fall Line la vocalità si fa riverbero e i toni si distorcono. La title-track è il canto di una Musa vagheggiata da estatici arpeggi di chitarra. Thin Dominion è sorretta dall'incedere di percussioni infernali. Infinite Corridors è una nevrotica corsa strumentale nel labirinto di Minosse. Poi è la volta della inquieta The Midnight cry. Il viaggio nell'oltretomba termina con la cover dylaniana Tomorrow is a long time,
resa più sognante ed eterea dell'originale.

Con Song Of The Pearl gli Arbouretum si guadagnano un posto d'onore nell'Olimpo dei bravi musicisti.

"Nel mezzo del cammin di nostra vita"………………….
Consiglierei questa "Perla" di album da custudire gelosamente tra le dita.