Bach, Sebastian – Angel Down















Bach, Sebastian – Angel Down

Genere:hard rock/heavy metal
Data uscita:2007
Label:Caroline Records
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:9.0/10
Recensito da:

Enrico Mainero

"Bach,

Bach, Sebastian – Angel Down

Una delle più belle voci della storia dell’Hard Rock. Dopo i fasti di fine anni ’80 con gli Skid Row, Sebastian Bach non è stato certo con le mani in mano. Tra dischi e collaborazioni illustri ha sempre avuto la possibilità di dimostrarsi uno dei migliori vocalist della scena. Uno con delle corde vocali baciate da un dono divino che fa rabbrividire le viscere. Logico dunque che tutta la sua musica ruoti attorno a questa sua ugula profonda e graffiante allo stesso tempo.

“Angel Down” dimostra (se ce ne fosse stato ancora bisogno) tuttavia che il nostro non è solatanto un grandissimo del microfono ma anche un buon compositore e arrangiatore. Sebbene il disco sia un tantino troppo lungo e ripetitivo (l’unico difetto di un lavoro altrimenti impeccabile) la musica che scaturisce dalle chitarre infiammate di Mike Chlasciak sono acido benefico per le orecchie dell’ascoltatore; Hard Rock che spesso sconfina nel Metal e nell’Hard Core più stradaiolo (in una parola: Skid Row d’annata distillati con una certa maturità).

Si diceva di Mike Chlasciak; da sottolineare che il chitarrista non è l’unico ospite illustre che Bach ha voluto con sè per questo lavoro. Non so se qualcuno si ricorda di un certo Axl Rose. Esatto, proprio quello che ha mandato in malora uno dei più grandi gruppi della storia per un ego che ha assunto nel tempo le dimensioni di un melone marcio. Lasciando perdere l’ironia e la malinconia che inevitabilmente chi scrive prova parlando dei Guns, bisogna riconoscere che il buon Axl rende omaggio in maniera impeccabile all’amico, prestando la propria voce in Back In the Saddle, (Love Is) A Bitchslap e Stuck Inside.

I migliori episodi risiedono nella prima parte del lotto tra la Power ballad strappa lacrime Angel Down e la mitragliatrice di assoli di Back In the Saddle. Ma il vero colpo che non ti aspetti sta in (Love Is) A Bitchslap. Un’iniezione di adrenalina che parte in sordina per esplodere lentamente in una pioggia di chitarre granitiche; il tutto sorretto in maniere incredibile dalla voce di un Axl Rose in stato di grazia (si viaggia in un ambiente che ricorda da vicino “Slave To The Grind”).

Prima di chiudere un plauso particolare va anche alla struggente Our Love Is A Lie, una ballata acustica che esalta le doti di Bach (il vocalist è qui impegnato in quello che gli riesce meglio: far rimpiangere pezzi come 18 and Life e I Remember you).