Bon Iver – For Emma, Forever Ago

Bon Iver – For Emma, Forever Ago

Al centro c’è una voce ( e che voce !), una chitarra acustica e niente più. Intorno ci sono rumori forse casuali, accenni di elettrica e trame interrotte. E’ racchiuso in questo semplice e al tempo stesso caotico quadro, il segreto di questo piccolo capolavoro, perché non è esagerato chiamare "For Emma" capolavoro. In molti affermano che non ha più senso comporre musica per chitarra e voce, che tutto è stato detto e fatto. Eppure a volte ci si trova ad ascoltare un artista che racchiude in sé il lirismo di Antony Hegarty, la fragilità del compianto Jeff Buckley e la profondità di Neil Young.

L’artista in questione è Justin Vernon e Bon Iver è la sigla dietro la quale si nasconde insieme a Mike Noyce e Sean Carey. "For Emma, Forever Ago" (2007) segna l’esordio di questo particolare gruppo americano in cui Mr Vernon è l’indiscusso deus ex machina, il disco stesso è stato registrato nella sua casa del Wisconsin. Quella parte di critica sempre ansiosa di affibiare etichette non ha esitato a definire il Bon Iver’s sound in vari modi : new folk, alternative folk o addirittura psycho folk. Nulla di più sbagliato, perchè se la creatura di Justin Vernon si nutre degli ingredienti tipici del folk, il risultato finale è quanto di più lontano dal “movimento” del furbetto Devendra Banhart.

Basta ascoltare l’iniziale “Flume” per rimanere abbagliati dalla grazia di questo disco, il falsetto di Vernon, un’acustica ruvida e calda al punto giusto e quei disturbi intorno a sporcare il tutto per creare una grazia terrena. Il discorso si fa ancora più interessante con la successiva “Lump Sum”: ad un breve intro dal sapore sacrale segue una ballata il cui il ritmo si fa paradossalmente dance, ma è solo un’illusione, perché la voce di Justin Vernon riesce a trascinare il brano ovunque, attraversando la musica totalmente. Ormai catturati dallo stato di grazia di questo artista veniamo illuminati ancora una volta dalle bellissime “Skinny love” e “The wolves” dove la voce di Mr Vernon si scurisce incredibilmente per reinventare il blues, il gospel, per trovare una via bianca alla tradizione afroamericana.

Dopo aver carezzato i leggeri territori del pop con “Blindsided”, si arriva a “Creature fear”, il pezzo più schizofrenico dell’album: ad una partenza volutamente stentata e monotona segue un ritornello spinto ed elettricamente teso dove Jeff Buckley fa prepotentemente capolino. “For Emma”, con i suoi deliziosi coretti, i discreti fiati e le affascinanti trame di slide-guitar, è senz’altro il brano più colorito e svagato dell’intera opera. Chiude il tutto la commovente “Re:stacks” dove, per poco meno di sette minuti, i Bon Iver in maniera ortodossa ma non banale danno vita ad una ballata stavolta dal sapore spiccatamente folk.

La bellezza di "For Emma.." è da ricercare nella sua indeterminatezza, nella genuinità tipica del “buona la prima”, formula cara a molti altri capolavori della storia della musica. Ascoltandolo, ci sembra di vederlo, Justin Vernon, seduto intorno al fuoco insieme ai suoi fantasmi, ai suoi ricordi e alle sue speranze, pronto a cogliere la grazia tutta intorno.