Cynic – Traced in Air

Cynic – Traced in Air

Ben pochi sono i gruppi realmente determinanti per un genere. Ancor di meno quelli che riescono nell'impresa pubblicando un solo album, prima di un inevitabile scioglimento. Ed è una triste sorte quella che tali gemme di rara e inedite fattura ricevono all'uscita nei negozi: immediatamente cestinate senza concedere loro la possibilità di esprimere sin da subito il loro valore, spesso inestimabile.

"Focus" e i suoi autori Cynic rispondono esattamente a questo identikit. Troppo avanti per essere capiti, troppo particolari per essere apprezzati dalla massa e troppo geniali per un ascolto distratto, li Cynic e il loro unico album, finora, hanno influenzato il metal molto più di tante band iperprolifiche, inondandolo di jazz, fusion e progressive che donarono a quel capolavoro irripetibile un' atmosfera assolutamente singolare, a metà strada tra il delirio onirico, il viaggio cosmico e una meditazione tantrica.

La galanteria del tempo è però nota: la fama dell'album crebbe rapidamente negli anni seguenti, influenzando moltissimi gruppi e trasformando, quindi, dall'interno il death metal plasmandolo in technical death metal, definitivamente brevettato da Chuck Shuldiner e i suoi Death.

Dodici anni ed ecco quindi "Traced in Air" degno successore di quel "pezzo unico". Il gruppo californiano ha rivestito il suo discorso musicale della medesima coltre onirica e meditativa, evitando accuratamente di creare un nuovo "Focus" ma piuttosto una sua naturale prosecuzione centrando in pieno l'intento. Meno vicino al death metal del predecessore e più intriso di una vena progressive, acquisisce una verve melodica ispiratissima che ben si lega all'aura sognante che circonda tutto il discorso.

Gli intrecci tra chitarre, basso e batteria propongono disegni ritmici di classe cristallina, degni della grandissima tecnica dei musicisti, mai comunque rivolta all’inutile sfoggio di bravura, con repentini cambi di tempo, alternanze di vuoti o pieni, break fusion e improvvisi slanci e aperture. La scelta vocale che gruppo opera, inoltre, contribuisce a dare all'album un'atmosfera impalpabile.: le lyrics godono di uno spettro timbrico insolito(come su Focus) all'interno del quale si alternano, si rincorrono, si fondono, clean vocals, falsetti, filtri vocali, e growl per un risultato straniante che dona ancor più potenzialità espressiva alle tematiche filosofiche e introspettive dei testi.

Impossibile rimanere indifferenti dinanzi a una musicalità che ammalia tra tessiture sonore fatte di sovrapposizioni di arpeggi, fraseggi e riff ispirati, uno spirito solistico da jazzisti navigati, e una libertà espressiva libera di spaziare in un turbine di idee, invero sempre ben inserite nel contesto. Vero è che non potrà piacere a tutti, ma chiunque abbia voglia di una musicalità che si spinga oltre il solito e giochi sospesa tra melodia e viaggio lisergico non potrà che ascoltare in "Traced in Air" un nuovo capolavoro.