Eagles of Death Metal – Heart On

Eagles of Death Metal – Heart On

Un riff monocorde ed orecchiabile di chitarra, una batteria incalzante, una strofa che finisce sempre con le stesse parole, cantate in coro. Se poi queste parole sono “I really want to be in L.A.”, ed il testo parla di un sogno rock'n'roll da inseguire vendendosi l'anima lungo la strada, il rischio di sprofondare nei peggiori cliché del rock c'è. Il fatto è che questa Wannabe in L.A. È il primo singolo estratto dal terzo album degli Eagles of Death Metal, la band-giocattolo di quella vecchia volpe del rock alternativo che è Josh Homme, mente (pericolosamente) pensante dei Queens of the Stone Age, e quindi le divinità del rock possono stare sicure del fatto che i loro cliché verranno usati nel migliore dei modi, graffiante e ironico come dev'essere.

Homme appare qui nelle vesti di produttore, co-autore, bassista, batterista, pianista e seconda voce, portandosi dietro fidati turnisti (come il tastierista Troy Van Leeuwen, che compare nella furia elettro-glam di High Voltage) nonché la gentile consorte, Brody Dalle, come corista di lusso. Il tutto lasciando la scena principale al compare Jesse Hughes, frontman come pochi ne sono sopravvissuti, e ai suoi deliziosi eccessi.

Homme è il capo, e lo si sente nei mille momenti in cui i brani portano il marchio di fabbrica -solitamente ritmico- dei QOTSA e del loro hard-rock stralunato e aggressivo. Eppure, ascoltando (I Used to Couldn't Dance) Tight Pants ci si chiede se Jagger e Richards, ascoltandola, sarebbero fieri di sapere che qualcuno, fra i tanti che si sono ispirati ai loro Rolling Stones, ha anche trovato delle idee nei loro anni ottanta così discutibilmente funky. Hughes fa la differenza, e Homme si concede di condire la sua tipica ricetta con un pizzico di spensieratezza: Cheap Thrills ha solo dei coretti scanzonati a differenziarla dalle sonorità dei QOTSA, e Secret Plans è un rock'n'roll lineare, secco e micidiale come pochi se ne sentono nei garage di tutto il mondo. A volte invece i due decidono di togliere un po' -solo un po'- il piede dall'acceleratore, ed anche lì il risultato è qualche bel momento di blues'n'roll psichedelico (Now I'm a Fool, How Can a Man With So Many Friends Feel So Alone).

La miscela funziona, e se giochi di cori e riff orecchiabili 'coprono' la tipica ricerca ritmica che contraddistingue i gruppi di Homme, questo va a beneficio della godibilità ma non banalizza il tutto. Anzi, i brani in cui gli ingredienti del minestrone si mescolano di più sono decisamente degni di nota: dall'attacco folgorante di Anything 'Cept the Truth ad Heart On, che ti fa seriamente domandare se può esistere un glam-metal buono.

Sento già la vostra inevitabile domanda, la stessa che ha caratterizzato ogni uscita degli Eagles of Death Metal: sono meglio o peggio dei Queens of the Stone Age? Premesso che il 'meglio' e il 'peggio' non dovrebbero entrare in nessuna critica, l'unica risposta possibile è: sono diversi. Meno complessi, come si è detto, più immediati. Più devoti al rock'n'roll che intenti ad una seria ricerca. Finalmente ballabili ma un po' più tendenti alla ripetizione. E allora?

Volendo perdere di vista la (sacrosanta, per carità) tendenza di ogni appassionato a fare confronti, ci si trova di fronte ad un album tremendamente efficace, con il pregio di una costruzione decisamente intelligente a dispetto del suo voler suonare grezzo e minimale.