Flying Horseman – Wild Eyes

Una spirale di suadenti note vocali accompagnate da un’avanzare di un suggestivo e rimbombante sfondo, “Heap” è l’esempio migliore, che riempie ogni vuoto. Sprazzi di un passato Nick Cave e di un lento e rinato Jim Morrison. Si snoda un continuo cordone di ritmo che ti raccoglie tra lente spire per poi schiacciarti con basso e riff elettrico, come in “Landmark-Lament”. Si viene rilasciati in ricordi di un passato tra le parole di “Climb Up The Wall” e nelle sue ritmiche percussioni. In “Meditation Blues” è ben chiaro come il cantante, e autore dei testi, Bert Dockx, sia sull’onda di un blues rigenerato con un melodico vociare. Ricorda passate “porte” che questi musicisti possono farci attraversare con questo loro primo album, “Wild Eyes”. Possiamo trovarlo in CD e in edizione limitata. Un sound fresco e che fa emergere ricordi lontani e a volte dimenticati con nette influenze anche dai Joy Division e dai The Velvet Underground. Possiamo quindi immergerci tranquillamente nel liquido scorrere di “There Lives A House”, aspettando speranzosi in un prossimo album di quest’emblematico gruppo.