Foreshadowing – Days of Nothing














Foreshadowing – Days Of Nothing<br />

Genere:Gothic rock/metal
Data uscita:2007
Label:Candlelight
Durata:52 mins
Sito Web:N.A.
Voto:8.1/10
Recensito da:Emanuele Catani
"Foreshadowing

Foreshadowing – Days Of Nothing

Roma non smette di stupire. Novembre(di adozione), Klimt 1918, Room With a View, En Declin sono solo alcune citazioni delle tante brillanti realtà che dominano la scena hard’n heavy della capitale. Crepuscolari, romantici, cattivi quando serve, gli ensamble capitolini sembrano non conoscere delusioni, segno che il movimento sta progredendo nelle migliori direzioni. Impegnato contemporaneamente nella registrazioni dell’ultimo dei Novembre(“The Blue” uscito in questi giorni), il drummer Giuseppe Orlando si propone ancora come elemento di coesione della situazione mixando il primo album dei The Foreshadowing dopo aver lanciato anni fa anche i Klimt.

Sin dalle prime note di “Days of Nothing”appare chiaro che i ragazzi hanno le idee ben definite sulla musica de proporre. La caratteristica crepuscolarità della scena è rivista in chiave gothic doom con chiari intenti drammatici che non lascia spazio ad aperture ariose ed ottimistiche. L’incedere deciso e scandito delle composizioni si stringe attorno a ritmiche decise e ben delineate che disegnano una intelaiatura adatta alle malinconiche progressioni armoniche sul quale si basa tutto il contesto. Lo spiccato senso melodico di fondo ben si sposa con l’atmosfera gotica delle tracce, che giocano con i sentimenti dell’ascoltatore inducendolo in un tunnel di emozioni sofferte e nostalgiche, che coinvolgono nel profondo.

Dal punto di vista chitarristico, fa capolino, tra arpeggi e riffing ben studiati, lo stile inconfondibile di Alessandro Pace che già aveva marchiato a fuoco la musicalità dei suddetti Klimt, sua ex band, con una sorta di finger picking elettrico produttivo sia dal punto di vista ritmico che melodico. Importarte anche la scelta stilistica del cantante, Marco Benevento, che con il suo timbro caldo e viscerale, contribusce non poco ad alimentare l’atmosfera maledetta che aleggia in tutto l’album. A cesellare il tutto contribuisce infine una produzione cristallina ed omogenea capace di tirar fuori dal discorso tutto l’impeto drammatico che sublima ogni composizione.

Ragazzi, che dire… Avanti così!