Galas, Diamanda – Guilty Guilty Guilty














Galas, Diamanda – Guilty Guilty Guilty

Genere:Rock, Blues, jazz
Data uscita:03/08
Label:Mute Records
Durata:N.A.
Sito Web:diamandagalas.com
Voto:9.0/10
Recensito da:Giuseppe Celano
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Galas, Diamanda – Guilty Guilty Guilty

La "serpenta" ha partorito ancora, ciò che ne è uscito è sempre qualcosa di piacevolmente velenoso per le orecchie ed il cuore.
Anche quando Diamanda si basa su classici, esibendosi in una live performance da urlo, l’emozione è così forte che rischia di farti barcollare e cadere definitivamente nella sua stretta spirale.
“Guilty Guilty Guilty” è un cd da “sentire” con l’anima e da ascoltare assolutamente in cuffia.
Niente download please, siamo di fronte ad un capolavoro assoluto.
Per apprezzare tutto il lavoro delle corde vocali, deve necessariamente essere fruito in cuffia e con un impianto decente.

La Galàs violenta, avvolge, avvinghia, morde e avvelena, giocando perversamente con la sua voce.
Impossibile liberarsi da quel venefico calore che lentamente si inietta nel cervello con il passare dei minuti.
Il termine singer è davvero poco rappresentativo per una interprete, prima di tutto, di questo calibro.
Allargate la vostra mente e dilatate i pori, meno resistenza opporrete prima vi lascerà inerti e in suo pieno potere. "Guilty Guilty Guilty" è un live di proporzioni immense, un ennesimo parto malato, una continua destrutturazione dei brani messi a disposizione di una voce che sembra non conoscere limiti d’estensione.
Diamanda soffre, urla, si dimena e proprio come un rettile mentre si avventa sulle sua preda, la “serpenta” colpisce i suoi brani, frustandoli con saliscendi vocali drammatici e inarrivabili..
“8 Men And 4 Woman", apre le danze vedendola alle prese con un piano martellato e la melodia dissacrata dalle sue folli visoni destrutturanti.
Il pubblico in sala, anche se non posso vederlo, freme non permettendo la fine della canzone, gli applausi si sprecano e siamo solo all’inizio.

I molti anni di studio, gli inizi dai manicomi proseguendo per una lunga esperienza live, permettono a Diamanda di gestire un dono vocale divino e allo stesso tempo infernale, a voi la scelta.
Folle, elegante, e molto sofferente, ricordiamo che perse un fratello, poeta, per colpa dell’aids, la Galàs ha un fuoco vocale ancora intatto, capace di passaggi lirici e di momenti di urla al limite del parossismo.
Non si perde tempo con le parole e si passa subito al secondo brano, "Long Black Veil", quasi un, elegantissimo, gospel, con potenti virate blues, in occasione del quale sembra che le corde vocali si distendano a dismisura, permettendo di apprezzare, anche ai meno esperti, la flessibilità di questa straordinaria voce.

Più ci si addentra nel cd più il suo canto affascina, soffice/duro, delicato/potente e dalla timbrica proteiforme.
Quando a metà disco arrivano due ballate, "Down So Low" e "Interlude", d’intensità micidiale, il pubblico è già suo prigioniero, rapito da ciò che la sua grazia vocale, oltre all’eleganza degli arrangiamenti, è capace di creare. "Autumn Leaves" spoglia come raramente la si è vista finora, mostra la sua dolcezza.
La bellezza di questo brano è arricchita, soltanto (!), dal pathos da brividi della sua sola voce come tema melodico dominante, e dal piano che, interrotto a singhiozzo da accenti jazzy, tende a spezzare la melodia.

"O Death" scritta probabilmente a quattro mani con il “Maligno”, è ammantata dal nero più nero della notte è un brano urticante..
In questa take la Galàs, sembra condannata dallo stesso Lucifero a uno dei gironi più temibili.
Urla e ringhia, la voce, prima di passare attraverso l'ugola e le corde vocali, si concentra nel punto più basso dell’addome per risalire incontenibile esplodendo tutto il suo dolore.
Intorno al quinto minuto il suo canto è così sofferente da shockare il pubblico e chi, come me non presente, ascolta il cd.
Immaginate un suono di schegge di vetro immerse in acidi corrosivi, che s’infrante in mille pezzi feriscono chiunque sia nelle vicinanze.

Questo è un disco da avere assolutamente, un ennesimo esperimento vocale cangiante e inarrestabile, dell’unica e sola Diamanda Galàs.