Have a Nice Life – Deathconsc..

Have a Nice Life – Deathconsciousness

Gli Have a Nice Life sono un duo americano composto da tali Dan e Tim, e questo è più o meno tutto ciò che si sa a riguardo. Incidono, infatti, per un'etichetta chiamata Enemies' List, che si propone di usare internet non per rafforzare il mercato discografico, ma bensì per aggirarlo – e come conseguenza di ciò, potete ordinare il loro album d'esordio solo online, dal sito www.enemieslist.net.

Quello che non si sa, lo si intuisce facilmente: la permanenza in una cittadina spenta chiamata Middletown, Connecticut, nonché l'ascolto compulsivo di tutto ciò che di 'depressivo' l'industria discografica ha creato negli ultimi trent'anni, dai Joy Division ai Sisters of Mercy, ha creato un gusto per le atmosfere 'oscure' che permea le loro canzoni, unito ad una certa ironia nera, riscontrabile nei testi quanto nel loro myspace ( www.myspace.com/haveanicelife ).

I due puntano alto, forse troppo per un esordio, cercando di scrivere il disco più deprimente di sempre. Ma quello che conta è che la loro ricetta (molta dark-wave anni '80, molto di quello shoegaze che sta tornando di moda, un pizzico di industrial e psichedelia lo-fi) funzioni nel creare un'atmosfera ben definita. È evidente fin dal primo brano: A Quick One Before the Eternal Worm Devours Connecticut, alla faccia della brevità evocata nel titolo, trascina subito l'ascoltatore in un lungo crescendo di effetti, arpeggi e chitarre distorte, un dark 'ambientale' nel quale ogni tanto fanno capolino voci lontane come fantasmi.

I brani successivi si muovono alla ricerca di tale atmosfera, fra melodie sontuose e retrò alla Cure sporcate di distorsioni (Bloodhail) e dialoghi alla Joy Division fra una batteria scarna ed essenziale ed un basso cupo e rotondo (Telephony). Le voci sono qui solo uno strumento come gli altri, destinato ad entrare sempre dopo qualche minuto nei brani, con lamenti corali, eterei e quasi incomprensibili. Le parti di tastiera a volte evocano musiche gotiche da film horror, ma è di un orrore umano e quotidiano, ben poco sovrannaturale, che gli Have a Nice Life vogliono occuparsi, come si nota dal sound volutamente amatoriale e sporco.

La svolta dell'album arriva con Waiting For Black Metal Records To Come In The Mail, che dopo quasi due minuti di effetti fa partire una batteria incalzante ed un riff di chitarra trattato alla maniera degli shoegazer, donando nuova vivacità al disco. Da lì in poi, salvo i minuti iniziali di psichedelia alla Syd Barrett di Holy Fucking Shit: 40,000, i due ci vanno pesanti sul pedale dell'industrial e del noise, come in Deep, Deep o nell'estenuante cavalcata finale di Earthmover.

Un album complesso da capire, dunque, più facile da interiorizzare dopo averne assaporato le atmosfere che dopo averne sviscerato le varie influenze. Va riconosciuto agli Have a Nice Life un pregio rispetto alle miriadi di band alternative che si ispirano agli stessi modelli, e cioè la rielaborazione personale invece della pura e semplice imitazione. I due non cercano mai l'orecchiabilità o la facile riconoscibilità del pezzo, creando un album dal quale è impossibile trarre un singolo, ma che è difficile non ascoltare fino alla fine una volta iniziato.