Hyacinth House – Black Crows'Country














Hyacinth House – Black Crows'Country

Genere:Folk – Rock
Data uscita:2008
Label:True Music
Durata:N.A.
Sito Web:hyacinthhouse.se
Voto:8.5/10
Recensito da:Enrico Mainero
"Hyacinth

Hyacinth House – Black Crows'Country

La Svezia non è mai stata così vicina agli Stati Uniti. Gli Hyacinth House avvicinano due culture apparentemente distanti, forgiando un disco che sfiora la perfezione. “Black Crows' Country” è una manna per gli appassionati di Folk – Rock.

Le sue liriche e le sue melodie si muovono in territori offuscati da una tetra polvere che annebbia i sensi e che rende il disco delicatamente “sporco”. La voce di Mack Johansson richiama più volte l’approccio onirico di Jeff Buckley (Rosewood Country Club si muove tra arpeggi acustici e sussurri leggiadri).

Colpisce la forza di una band che pare in sintonia con un background che non dovrebbe appartenergli in maniera naturale. Ecco allora che il viaggio nel Folk elettrico di Black Crows' Country appare più che ordinario (la voce diviene più tagliente e le sei corde più acide).

La band si forma nel 2003 come progetto solista di Mack Johansson (anche se l'album di debutto coinvolge diciassette musicisti). Dopo il successo del debutto, "Black Crows' Country" sta giustamente attirando l'attenzione in tutta Europa.

Sebbene la band fondi le proprie forze e le proprie fortune sulla straordinaria capacità compositiva di Mack e Fredrik Johansson e Andreas Berg, la vena con cui la formazione suona assieme è incredibilmente coinvolgente e molta della loro potenza espressiva deriva da questa alchimia.

Violoncello, banjo e armoniche vengono abilmente fuse con devastanti esplorazioni elettriche che danno al disco un suono fresco e attuale. Ballate agro dolci in stile Rock a Billy si alternano a viaggi più tirati in cui la band dimostra di saperci fare anche con gli amplificatori che puntano verso l’alto (Two White Men In A Black Car And A Ticket Out Of Here è una delle tracce più riuscite del lotto, condita com’è di sanguigni viaggi chitarristici e acidi esplosioni di un Hammond davvero indiavolato).

Il disco è da avere assolutamente e i ragazzi bisogna andarli a vedere.