Lekman, Jens – Night Falls Over Kortedala















Lekman, Jens – Night Falls Over Kortedala

Genere:Songwriting
Data uscita:2007
Label:Secretly Canadian
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:8.0/10
Recensito da:

Valentina Maniglia

"Dave

Lekman, Jens – Night Falls Over Kortedala

Svezia, città di Goteborg, quartiere Kortedala. Anni 50, anni 60, anni 80, o giù di lì. Qui, come in tutto il mondo, voci limpide di cantautori come Jonathan Richman o Burt Bacharach si sollevavano da preziosi vinili e deliziavano le orecchie dei più romantici.
Oggi, a Kortedala come in tutti i quartieri, un venticinquenne svedese incide il suo talento sui più moderni cd, deliziando i nostri sensi.

Eh sì, perché ascoltando il suo terzo lavoro ci sembrerà di trovarci all’ombra di un grosso albero, a gustare dolci frutti e guardare il paesaggio bucolico fra un sorriso e una lacrima. Un ritorno alla natura quindi e alle sensazioni che si provano da bambino, quando ci si sente curiosi, capricciosi o anche estranei. E si vive d’amore. L’amore trasparente che ha riempito le opere del Romanticismo, lo stesso amore e le stesse esperienze che sa far sue e sa raccontarci con ironia Jens, l’ultimo dei romantici.

Night Falls Over Kortedala si apre con And I remember every kiss, in cui Jens ricorda, recita, canta mentre si fa inseguire e sorreggere in volo da un’orchestra che esplode ad ogni ritornello.
Sipping on the sweet nectar è molto ritmata. Il funk in sottofondo si sposa benissimo con la voce accompagnata da flauti e violini, in un contrasto inaspettatamente armonioso.

Il terzo brano è The opposite of Hallelujah, che segue la spensieratezza della canzone precedente ed è uno dei momenti in cui possiamo alzarci e saltare, battendo le mani al ritmo di una batteria e un piano.
A postcard to Nina continua a farci sorridere: la comica atmosfera di una situazione paradossale viene resa perfettamente dall’incedere lento dei flauti mentre sotto la batteria sembra voler trascinare la melodia in un momento che sembra non finire mai.

Una dichiarazione d’amore ci aspetta subito dopo: Into eternity affianca un testo dolcissimo a una ritmica brasiliana, tanto che alla fine ci sembra che si concluda con ballerini che battono le mani e musicisti che fanno suonare cucchiaini su bicchieri di vetro.

Le tre canzoni successive sono più lente, ma non sdolcinate. Jens riesce sempre a ravvivare tutto con un testo simpatico (I’m leaving you because I don’t love you) o con stratagemmi melodici originali (If i could cry, it would feel like this).
Shirin è dedicata al proprio barbiere, argomento ripreso anche in copertina.

Altre tre canzoni ci restano da ascoltare: It was a strange time in my life, Kanske Ar Jag Kar I Dig e Friday night at the Drive-in bingo, tutte belle, tutte con qualcosa da raccontare. Eppure, mi piacerebbe chiudere con la prima. È stato un periodo strano nella sua vita. Sì, quando era imbranato, quando era sfortunato, insomma, normale. Si prende in giro ma non è superficiale, e riesce, nella canzone, a dialogare con un bimbo. Un bimbo che ride e canta, nato nel quartiere di Kortedala.

Sarebbe davvero bello se anche noi riuscissimo a parlare col bambino che abbiamo lasciato dietro di noi qualche anno fa. E sarebbe bello ascoltare con lui questo album. Perché l’amore è una cosa seria e solo il suo gioco può farcelo scoprire.