Mars Volta – The Bedlam in Goliath














Mars Volta – The Bedlam in Goliath

Genere:Progressive Rock psichedelico
Data uscita:2007
Label:Universal
Durata:75 mins
Sito Web:N.A.
Voto:8.5/10
Recensito da:Giuseppe Celano
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Mars Volta – The Bedlam in Goliath

Quarta meta nel ruolino personale dei Mars Volta ed è un centro netto e deciso. Molti erano stati i detrattori della band, accusata di prolissità, di orpelli inutili e di rendere ancora più ostica l’assimilazione delle loro opere, mettendo a dura prova la resistenza dell’ascoltatore.

Sembra che i Mars Volta abbiano sentito inconsciamente questa pressione, ridisegnando per l’occasione le traiettorie, rendendole più lineari, se mai si può “accusarli” di linearità, ponendo confini, come se dovessero proteggersi da loro stessi e da quella voracità che spazia dentro suite infinite.

In assoluto questo è il loro miglior lavoro, un’opera lucida, calibrata, ma allo stesso tempo innovativa e rivoluzionaria, la cui gestazione è stata così complessa che servirebbe un capitolo a parte per parlarne (i curiosi potranno cercare informazioni sulla tavoletta Ouija regalata dal chitarrista Rodriguez-Lopez a Cedric, di ritorno da un viaggio in Gerusalemme).

La band è sopravvissuta alla defezione del suo batterista: il fonico ha subito un collasso nervoso e le parti di batteria registrate prima dell’abbandono di Jon Theodore sono sparite misteriosamente, mentre l’intero processo di scrittura è stato compromesso dallo spirito contenuto nella tavoletta (parole di Cedric)!!

Il cd si apre con “Aberinkula”, velocissimo e potente pezzo dalla ritmica articolata, sulla quale il “solito” Cedric danza sfidando le leggi dell’estensione vocale, inerpicandosi su note altissime, un vero e proprio tour de force vocale, condito da sax impazziti, intrecciati a chitarre intrise di wah-wah.
“Metatron” (demone positivo, che secondo Cedric dovrebbe combattere lo spirito negativo dell’Ouija) riparte da dove si era interrotta l’opening-track. Ritmi sghembi, cambi di direzione e virate violente tengono alta l’attenzione dell’ascoltatore, aumentando in cuor suo le possibilità che questo cd sia realmente la svolta definitiva per la band.
Chiude il trittico iniziale “Ilyena”, canzone dedicata ad un’attrice per la quale Cedric prova adorazione mista a soggezione. La voce si distende lenta e dolce su melodie tessute da tastiere acide, mentre Omar entra prepotente col suo solo veloce, bilanciando una ritmica nervosa e spezzettata.

A differenza del precedente album, “Bedlam In Goliath” è ancora una volta un “concept”. Un mastodonte di oltre settanta minuti, dentro il quale raramente i pezzi vanno al di sotto dei sei minuti. “Goliath” ne è una chiara rappresentazione. Fantasia e virtuosismo dei singoli membri si uniscono per questo brano che è veramente una bolgia ritmica. Omar non cede mai il passo, costruendo una struttura basale per inseguire la fuga del batterista Thomas Pridgen, che a mio modesto parere farà dimenticare ben presto Theodore.

L’unico paragone da accostare alla loro musica, ammesso che ce ne sia bisogno, è quello con Sun Ra (sperando che non me ne vogliano i suoi fans!). Sembra infatti che “Space Is The Place” abbia avuto una presa magnetica su Cedric e soci. Il tutto si può chiaramente ascoltare in “Cavallettas”, dove i sax e i fiati si rincorrono senza freni, Cedric fa il mattatore usando la voce e inserendosi più volte per spezzare il ritmo, rallentandolo nel finale, per trasformarlo in un incubo acido e drogato.

In chiusura è doveroso sottolineare il mondo fantastico creato da Cedric, pronto a fornire una nuova visione della frontiera americana. I testi ispirati da Jodorosky, fortemente influenzati dalla magia, nata durante il processo creativo, inducono una presa magnetica, ammaliando e spingendo chi li legge all’interesse per le fonti d’ispirazione.