Mastodon – Crack the Skye

Mastodon – Crack the Skye

C'è un momento in cui la situazione si capovolge. Accadde per Metallica, Iron Maiden, Slayer, Priest, Dream Theater e pochi altri eletti. Quel momento in cui il gruppo non fa più riferimento al genere in cui è inserito. Quel momento in cui una band non deve più nulla alla corrente di riferimento e alla storia dello stesso. Quel momento in cui è il genere stesso a diventare debitore di artisti che ne stanno scrivendo la nuova storia dall'interno. Quel momento nel quale si abbattono le barriere stilistiche abbracciando altre libere ispirazioni in un nuovo contesto musicale evoluto, impossibile da inserire in risicati parametri. Quel momento è ora dei Mastodon. Il gruppo che, forse più di ogni altro, aveva fatto gridare al miracolo per la nuova linfa vitale che era riuscito ad infondere all'heavy metal con i primi album, ora va ben oltre le più rosee aspettative.

La qualità era già ben nota ma con "Crack the Skye" dimostrano a tinte forti e decise fino a che punto può arrivare la loro ispirazione musicale. Sin dalle prime note ci si trova davanti ad una atmosfera densa e multicolore, disegnata nel lisergico e a chiare tinte seventies, all'interno della quale la loro consueta spinta heavy subisce una forte evoluzione nella forma e nel contenuto fino a risplendere di una piena maturazione . Il flusso cangiante che ne deriva prende le sembianze di un'onda continua che si alza e si abbassa, spingendo la musicalità ad abbracciare nostalgici arpeggi e subito dopo sfociare in accelerazioni brucianti pieni di figure ritmiche assolutamente brillanti.

Il tutto sempre tenendo ben in considerazione l'aspetto melodico delle composizioni, una delle novità principali del nuovo nato: i nuovi Mastodon lasciano difatti molto più spazio alla melodia che in passato, riuscendo comunque a creare dei percorsi e intrecci di note mai scontati o banali che ben si sposano con il progetto strumentale. E si prosegue sulla stessa linea anche per la scelta timbrica delle lyrics: il cantato crunch degli esordi rimane solo in alcuni brevi tratti donando così ancor più risalto allo spiccato senso melodico della proposta.

Il thrash moderno venato di progressive che li ha resi celebri cede definitivamente quindi il posto ad un complesso incastro di flussi ed idee gorgoglianti, libero di ripiegare in elevati momenti meditativi prima di sublimarsi in intuizioni ritmiche spiazzanti e terribilmente coinvolgenti. Dalla prima all'ultima nota si è in preda ad una odissea progressiva dal sicuro impatto che abbraccia Tool, Led Zeppelin, Pink Floyd, Porcupine Tree, Metallica, Opeth, Isis trasformando quanto questi grandi hanno insegnato in qualcosa di nuovo, personale e appagante per qualsiasi gusto musicale.

I Mastodon non sono più l'insolito gruppo che può piacere sia al metallaro incallito che a quello alternativo. Ora possono colpire più a fondo, andare oltre al gusto soggettivo, allargando a dismisura la propria fetta di pubblico fino a comprendere la totalità degli appassionati di buona musica a patto che questi vedano di buon grado le escursioni verso le tonalità più accese (certo stemperate e ben amalgamate in un contesto come questo).

Il 2009 ha già un serio pretendente al trono. Giù il cappello.