Meshuggah – ObZen














Meshuggah – ObZen

Genere:Technical thrash metal, extreme prog
Data uscita:2008
Label:Nuclear Blast
Durata:52 mins
Sito Web:N.A.
Voto:8.3/10
Recensito da:Emanuele Catani
"Meshuggah

Meshuggah – ObZen

“ObZen” è indicativo di una condotta ascetica volta all’osceno e che trasuda una convinta perversione travestita da moralità e rettitudine. In sintesi una fotografia quasi perfetta dell’ipocrisia moderna che affossa la vita di tutti giorni in una vortice mediatico che tenta di costringere la mentalità modiale a un cumulo di idee ridotte in cenere. I Meshuggah(in lingua yiddish “Pazzo”) non hanno alcuna intenzione moralizzatrice nè tantomento la voglia di metterci al riparo da qualcosa che mina l’esistenza stessa dell’umanità: anzi, a loro interessa soltanto sparare nelle orecchie di chi ascolta l’agghiacciante verità che il gruppo(e non solo..)vede stringersi intorno a tutti noi. E ancora una volta il risultato è terrificante.

Siamo di fronte a una band che, forte di una carriera ormai ultradecennale, ha saputo spingere le intenzioni del thrash metal ben oltre i suoi orizzonti, coniugandolo con sonorità gelide, trovate schizzoidi e un gusto progressivo al limite del paradosso ritmico, il tutto rivisto in chiave tecnologica futuristica. Nessun compromesso a rendere maggiormente fruibile una proposta che rivela un contesto organico di glaciali frammenti ipercinetici dotati di un insano senso melodico e una perversa costruzione ritmica.

Gli ultimi "Nothing" e "Catch 33", avevano mostrato un concreta, e mai adeguatamente capita, estremizzazione del verbo proferito all'interno del seminale "Destroy, Erase, Improve", vero punto di non ritorno della carriera del gruppo e ancora oggi culmine incontrastato della loro discografia.
Da lì in avanti la loro proposta si era difatti inasprita fino a giungere ad una estrema sperimentazione che, nonostante il notevole e apprezzabile aspetto innovativo, non aveva trovato riscontro umanime tra i fans del gruppo. Serviva una dimostrazione di forza ed eccola qui: con una nuova sterzata verso orizzonti meno ostici e con uno sguardo rivolto all'inferno asettico di D.E.I., “ObZen” si pone come una lucida rivisitazione dei loro parametri stilistici in direzione di una nuova, glaciale, concretezza.

Risulta in effetti decisivo il fenomenale Haake che, tornato dietro le pelli dopo l'esperimento di programming con il Drumkit from Hell, impartisce una lezione di modern drumming nell'installare il discorso su patterns efficaci e terremotanti: ciò a tutto vantaggio di una solidità estrema che rende l'atmosfera ancor più raggelante e robotica. Intanto intorno, in un contesto che viaggia tra l'ipnosi e l'incubo, si erge un muro sonoro di partiture ritmiche disarticolate in architetture geniali che costringono la melodia a ritagliarsi solo piccoli e oscuri spazi.

I pochi spiragli di luce, si ritagliano prospettive che viaggiano a metà strada fra la psichedelia Tooliana e la fusion di avanguardia senza minimamente scalfire il volume di tensione che raggiunge piena sublimazione negli assalti metallici al fulmicotone, regolarmente destabilizzati dalle ormai leggendarie scansioni ritmiche inusuali, vero trademark del gruppo.

Il resto fanno le lirics che il grunt spietato di Jens Kidman fa sfrecciare a metà strada fra oscuri percorsi onirici, violenza psicologica e aberranti efferatezze diventate fin troppo abituali al giorno d’oggi

Beh, il “Pazzo” ha parlato ancora: niente da aggiungere. Ecco la prima perla nera del 2008!