Morrissey – Years of Refusal

Morrissey – Years of Refusal

Il vecchio leone ruggisce ancora, quindi. Eh si, perché a ridosso delle cinquanta primavere, e a tre anni dal discreto Ringleader of the Tormentors, l’ex ragazzo con la spina nel fianco se ne esce con un disco bello, profondo ed ispirato come non accadeva dai tempi di Vauxhall And I (era il 1994, gli Smiths erano ancora più di un vivido ricordo e i capelli erano ancora tutti neri, sia nella testa del Moz che in quella del vostro umile e, ahimè, brizzolato recensore), a dimostrazione di come il Nostro a dispetto dell’età anagrafica, stia vivendo una seconda giovinezza artistica, inaugurata con quel You Are The Quarry, che nel 2004 ne segnava il ritorno sulle scene dopo sette anni di (volontario) silenzio.

E’ un disco potente questo Years of the refusal, diretto e senza fronzoli, con arrangiamenti semplici ed efficaci e con le chitarre perennemente sugli scudi. L’iniziale Something Is Squeezing My Skull è la frustata punk che non ti aspetti; l’incedere solenne di Mama Lay Softly On The Riverbed e il ritmo incalzante di All You Need Is Me regalano all’ascoltatore momenti di gioia pura, cosi come le atmosfere tex-mex della riuscita When Last I Spoke To Carol.

Spetta poi a It’s Not Your Birthday Anymore e a You Were Good In Time il compito di rallentare i ritmi (ballad dal piglio energico la prima, ballatona melanconica in puro morrissey style la seconda); ma è l’urgenza della conclusiva I’m OK By Myself con le sue chitarre ruggenti e la sezione ritmica sugli scudi che sintetizza alla perfezione lo spirito di un album assolutamente, decisamente e fottutamente rock: play it loud, please.