Ocean of Sadness – The Arrogance of Ignorance

Ocean of Sadness – The Arrogance of Ignorance

I Cynic tornando dopo 15 anni, gli Opeth l’hanno fatto da poco, i Bokor anche e lo stesso dicasi per i Burst: questo autunno 2008 per il metal alternativo e ricercato si sta rivelando sempre più prodigo di uscite interessanti e grandi ritorni. All’appello non potevano mancare i prog metallers Ocean of Sadness, davvero una delle più interessanti band in circolazione negli ultimi anni.

Lo strillo sulla copertina di “The Arrogance of Ignorance” parla chiaro: per fan di Opeth, Katatonia, Porcupine Tree, Pain of Salvation e Dimmu Borgir. Tutte realtà che hanno fatto del metal territorio di conquista per i generi più disparati, contribuendo non poco alla sua crescita ed evoluzione.
Mantendendo le promesse di facciata l'album già alle prime note svela sin da subito il suo scopo: quello che scorre nei byte di questo dischetto è un metal privo di barriere o limitazioni stilistiche, libero di correre nel campo delle influenze più disparate. In un viaggio ipnotico e imprevedibile, il discorso prende via da lidi sweedish death per abbracciare prog rock, sinfonica, hard rock e alternative, amalgamando sapientemente il tutto con un risultato sorprendente.

Stupisce come certe melodie vocali o strutture armoniche così ispirate e malinconiche riescano a legare senza batter ciglio con un tappeto ritmico così mutevole e imprevedibile, in grado di trasformare anche la cavalcata più arrembante in un arpeggio contemplativo o un solo piano senza nuocere minimamante alla continuita del contesto. Grande gamma di possibilità che si riflette anche nella scelta vocale del cantante libero di scegliere fra voce pulita, growl e scream, tutte soluzioni vincenti premiate da una timbrica assolutamente affascinante e una duttilità che innalza ancora di più l'estrema qualità del lavoro.

Il vero asso della manica risulta però la grande fruibilità dell'album che pur essendo così vario e ricercato può piacere veramente a chiunque: i picchi estremi in cui talvolta il discorso sfoga, sono resi difatti comunque piacevoli anche ai più reticenti e risultano ben assorbiti nel contesto disciogliendo così il loro impatto aspro nel grande lavoro di sintesi che gli Ocean of Sadness sono stati in grado di realizzare.
Lavoro veramente da non perdere.