Ocean – Precambrian














Ocean – Precambrian

Genere:Post rock/metal/core, avantgarde
Data uscita:2007
Label:Metal Blade
Durata:61 mins + 22 mins
Sito Web:N.A.
Voto:9.0/10
Recensito da:Emanuele Catani
"Ocean

Ocean – Precambrian

E fu così che il 2007 finì col botto. Ultimo mese dell’anno, ultima Perla Nera di un anno metallico prodigo di interessanti oscuri lavori. E si perdoni l’omonimia con la nave velocissima di Jack Sparrow (pardon, Capitan..) del fortunatissimo film “Pirates of the Caribbean”, ben lontana dal contesto in cui scriviamo, ma paradossalmente pertinente alla nostra causa. Teatro sconfinato di grandiose avventure, meta sicura di un sole al tramonto, al centro del nostro discorso si distende il nemico amico dei pirati citati poco più su: l’oceano, l’immane massa acquatica forte delle sue tempeste e maree, delle sue inquietanti profondità e ancor di più i suoi immensi e mastodontici abitanti. Uno specchio incontrollabile, mai troppo tranquillo per essere preso con le molle e mai domo, in continuo scorrere, fluire, divenire.

The Ocean quindi, non a caso. E’ proprio il caso di dire che la loro musica è una profonda immersione in una vastità immensa di scenari e ambientazioni, correnti e culture, potenze trascinatrici e vortici voluminosi.
Precambrian è la creatura che ne abita gli abissi e che compie continue evoluzioni fino ad emergere fragorosamente in superficie. Il mostro svela sin da subito la sua mole imponente, sin dalla presentazione visiva del prodotto: una confezione spessa, contenente due booklet oscuri e curatissimi e ben due dischi per un totale di oltre 80 minuti di viaggio musicale. A dir poco ingombrante l’ensamble impiegato nell’esecuzione: ben 3 bassi, una batteria, due set di percussioni, tre chitarre, sax, pianoforte, violino, viola, violoncello, contrabbasso, vibrafono, drum machine e samples, per un totale di oltre 25 elementi che innalzano un’ondata di suono micidiale dinanzi alla quale l’ascoltatore non può che soccombere.

Nessun punto di riferimento costante, una continua distorsione lisergica della realtà che spinge le cellule armoniche e melodiche ad aprirsi e a compiere la loro naturale evoluzione, avvolgendosi su se stesse, contagiandosi a vicenda, esponendosi liberamente al genio della composizione. Si parte da un credo post metal, che fa tesoro degli insegnamenti hardcore in stile Converge, ipnosi Neurosiche, esplosioni Tooliane e voltafaccia Mastodontici,mentre il tutto resta impregnato di un profondo senso intimistico e malinconico, Opethiano oserei dire. Meglio precisare: i riferimenti chiamati in causa sono solo semplici indicazioni per orientarsi superficialmente in qualcosa che va ben oltre il semplice e inflazionato citazionismo tanto in voga in questi tempi. E anche se i detrattori saranno sempre pronti a dire, davanti ai primi break e stacchi brutali, <>, basterà un semplice ascolto a zittirli e soprattutto a spiazzarli.

E i Meshuggah effettivamenti si fanno sentire non poco soprattutto nel dischetto introduttivo di questa opera(già, c’è anche un prologo…). In 22 minuti di ep incluso nel prezzo,”Aedean/Archean”, i The Ocean guardano con ammirazione a cosa hanno fatto i maestri e dimostrano, in caso qualcuno dubitasse, che sanno far bene anche da soli. Un assalto chirurgico continuo, pieno di cambi di tempo, stravolgimenti ritmici e un growl da combattimento che incendia un contesto in procinto di esplodere fragorosamente.

Ma è solo l’inizio. “Proterozoic”, il vero protagonista, discioglie l’assalto in una atmosfera incredibile, surreale e nebbiosa, senza lasciar scemare minimamente il livello di tensione e ampliando notevolmente l’impatto emozionale. Le tracce si impregnano di un progressività di prim’ordine, ostili al solito protagonismo solistico bensì votate a lanciare immensi crescendo emozionali, ad innalzare il volume armonico, la complessità strutturale ed esplorare innumerevoli sfumature timbriche. Una estrema sensibilità ritmica lascia libero di correre uno sperimentalismo di fondo mai fine a se stesso, che coinvolge tutti gli strumenti, relegandoli in campi di azione all’interno dei quali è facile comunicare con gli altri suoni.

Dal canto loro, gli innumerevoli intrecci a livello degli arrangiamenti riescono a sfruttare appieno il potenziale degli archi e delle altre timbriche, a dire il vero insolite per un discorso improntato sul metal, ma che poi, lasciato libero di spaziare, abbraccia, oltre a citati post e progressive, folk, elettronica ,jazz ed operistica amalgamando il tutto in maniera sapiente.
Difficile descrivere oltre un album che esce dai confini di genere ed esplora ,mettendo in comunicazione, universi paralleli solitamente ben distinti, riuscendo infine a trovare il vero equilibrio dei contrasti.

In poche parole il collettivo The Ocean sforna una piccola opera d’arte in 12 cm (pardon, 24..), pura sintesi tra il nuovo razionalismo metallico e una spinta intuitiva viscerale e impulsiva

Il trono metallico del 2007 ha uno dei più seri candidati al titolo.