Opeth – Blackwater Park















Opeth – Blackwater Park<br />

Genere:Extreme Progressive Metal
Data uscita:2001
Label:Music for Nations
Durata:67 mins
Sito Web:www.opeth.com
Voto:9.0/10
Recensito da:

Emanuele Catani

"Dave

Opeth – Blackwater Park

Come una luna fredda nel cielo al crepuscolo dopo un violento temporale: spettrale, elegante , limpida e inquietante allo stesso tempo. L’ammirato spettatore non può che rimanere imprigionato in un turbinio di emozioni che da i brividi, scuote fino alle ossa e insieme culla.

Tematiche e atmosfere contrastanti caratterizzano da sempre la musica degli Opeth: un universo costellato da molteplici soluzioni stilistiche, sfumature di una tavola di colori che vanno da un rosso fuoco e un nero pece a un bianco tenue e placido.

Muri di suono fitti e imponenti, soffuse atmosfere incantate, strazianti dissonanze e pacati sussurri si mescolano, realizzando l’amalgama crepuscolare caratteristico del loro personalissimo estreme progressive metal. Le lunghe composizioni intrecciano la ripetitività ossessiva del black e l’imprevedibilità estrema del death in chirurgici assalti di chitarre distorte, scanditi da drum patterns incalzanti, avvolgenti e dinamici. Robusti groove con frequenti cambi di tempo lanciano accelerazioni brucianti che culminano in break acustici di melodie struggenti impreziosite da un sound di derivazione jazz e fusion. Growl e voce pulita si alternano, accentuando così lo spiazzante contrasto timbrico emblema dell’ensemble.

Blackwater Park(2001) è il quinto album della carriera del gruppo norvegese, carriera che ancora oggi non ha conosciuto passi falsi. La rosa dei pezzi(otto in tutto, in maggioranza di durata considerevole) si snoda tortuosa in un sentiero che conduce nei meandri più cupi della psiche umana .

“The Leper Affinity” è un assalto temperato che spiana la strada alla poesia di “Bleak” e alla desolazione di “Harvest”, mentre la malinconia di “The Drapery Falls” apre a contorni incerti, mistici e introspettivi. “Dirge for November” confonde l’ascoltatore con il suo incedere suadente, inducendolo a perdersi nei colori freddi, nebbiosi e aggressivi di “The Funeral Portrait”. Infine la rarefazione di “Patterns in the Ivy” funge quasi da analgesico per il gran finale di “Blackwater Park”, nero monolite progressivo di chiara ispirazione settantiana che chiude il cerchio. Un cerchio che si stringe e non lascia scampo.

Ascoltarlo è perdersi in qualcosa di misterioso e avvolgente, che coinvolge irrimediabilmente. Nessun compromesso, nè cadute di tono: solo brividi, dall’inizio alla fine.