Orphaned Land – Mabool: The Story of the Three Sons of Seven















Orphaned Land – Mabool: The Story of the Three Sons of Seven<br />

Genere:Oriental metal, Extreme Progressive
Data uscita:2004
Label:Century Media
Durata:68 mins
Sito Web:N.A.
Voto:9.0/10
Recensito da:

Andrea "Eric" Gubernale

"Dave

Orphaned Land – Mabool: The Story of the Three Sons of Seven

Un capolavoro! Parlare di “Mabool” mette sinceramente in difficoltà poiché è palesemente un capolavoro con in più l’”aggravante” di essere un lavoro estremamente complesso,vario ed emozionante.Dopo numerosi anni di inattività gli israeliani Orphaned Land stupiscono tutti gli addetti ai lavori poiché non perseguono la strada death/doom metal degli esordi ma si lanciano in una sfida ad alto rischio di fallimento (il che dà loro ancor più merito!).

Molti gruppi hanno subito l’inevitabile stroncatura da parte della critica perché incapaci di saper miscelare in maniera opportuna diversi generi musicali. Gli Orphaned Land invece presentano un full-length di rara originalità in cui è riscontrabile il DNA del death metal,del prog metal( in alcuni passaggi può capitare di chiedersi se Ruddes e Petrucci fossero tra i guest members..), del folk mediorientale , della musica classica. Chi ancora pensa al solito “minestrone” si deve ricredere. Tutti gli ingredienti sono sintetizzati alla perfezione e magistralmente amalgamati in modo che si perda la percezione dei singoli tasselli ormai incastrati ed appaia così una luminosissima opera,completa ed omogenea.

La bravura tecnica di tutta la line-up è fuori discussione: Farhi passa da un growling graffiante e corposo ad un intenso clean vocals con una facilità disarmante, piano,basso,batteria,tastiere,chitarre acustiche ed elettriche e i vari strumenti tipici mediorientali quali oud, saz, buzuki vengono sapientemente manipolati con un’ intelligenza professionale e una competenza da veri musicisti veterani, non cedendo mai alla tentazione della musica di maniera, compiaciuta e narcisistica.

Le divagazioni strumentali attingono a piene mani dalla cultura mediorientale, intrecciando disegni acustici con fughe elettriche zeppe di spunti di classe dal chiaro gusto settantiano che talvolta strizzano l’occhio all’operistico. La partecipazione di cori lirici femminili e soprattutto della yemenita Shlomit Levi come female vocals non può che arricchire ulteriormente l’intero operato, suscitando emozioni ben lontane da quelle alle quali un ascoltatore heavy metal è abituato.Anche la varietà delle lingue non sfigura rispetto a quella degli strumenti dato che si può riconoscere oltre che l’inglese,il latino,l’ebraico e lo yemenita.

Queste scelte sono però subordinate al pensiero di fondo che si cela dietro il concept album. Comprendiamo così perché gli Orphaned Land appartengono alla schiera del cosiddetto Oriental metal, genere nato in Israele, dove varie band, tra cui i precursori Salem, compongono brani ispirati alla tradizione ebraica e alle tragedie bibliche (infatti Farhi recita versi biblici). “Mabool” (che vuol dire “Diluvio Universale” )ed è un album di chiaro sfondo religioso;racconta la storia di tre di sette figli rappresentati da Leone, Serpente ed Aquila, che metaforicamente richiamano le tre grandi religioni monoteiste,Cristianesimo,Ebraismo ed Islamismo. I tre cercano di domare i conflitti che si verificano tra i loro popoli nel tentativo di salvarli dalla punizione divina del Diluvio Universale che alla fine colpirà.

Parlare di come ed in quali tracce “Mabool” riesca a far vibrare le diverse corde emozionali dell’ascoltatore risulterebbe un lavoro lungo, riduttivo ed inglorioso per cui mi limito a ribadire che “Mabool” è un lavoro di ampio respiro,che va ben oltre la consueta visuale del quotidiano regalando momenti di straordinaria intensità. Sicuramente fuori da ogni schema di carceraria catalogazione.

Per gli amanti della vera musica: straconsigliato!