Sieges Even – Paramount















Sieges Even – Paramount<br />

Genere:Rock progressive
Data uscita:2007
Label:InsideOut
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:9.5/10
Recensito da:

Renzo Giannini

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Sieges Even – Paramount

Ci sono dischi che si fanno attendere più di altri; sale talmente tanto l’hype che, al momento di schiacciare il tasto Play, la mente quasi vacilla, scossa dal pensiero di una possibile delusione (vabbè, magari ho un po’ esagerato, ma era giusto per farvi capire). Questo è stato per me lo stato d’animo con cui mi sono avvicinato al nuovo dei Sieges Even: il precedente “The art of navigating by the star” (frutto della reunion avvenuta dopo otto anni di silenzio) aveva, in pratica, fatto gridare al capolavoro, riconsegnandoci una formazione in gran forma, e “Paramount” si ritrova a fare i conti col peso dell’illustre predecessore.

Dopo un primo ascolto, posso garantire, il “pericolo delusione” viene spazzato via dalla classe cristallina del combo tedesco: la loro ultima fatica se la batte tranquillamente ad armi pari con “The art..”, per non dire che gli è addirittura superiore. Fugati i timori, dal secondo ascolto in poi ci si può dedicare con più attenzione alla musica, lasciandosi trasportare, e la cosa più importante che si evince è che i Sieges Even riescono dove molte band progressive falliscono: sono leggeri eppure profondi, mostrano tutta la loro perizia tecnica senza superflui sbrodolamenti (ne è testimonianza la durata contenuta dei pezzi), andando direttamente al punto. E il punto, in questo caso, è decisamente l’ emozionalità: tutte le loro potenzialità come strumentisti sono asservite al “bene più grande” che è la forma-canzone, dando vita a tracce che si stampano direttamente sottopelle.

La prima cosa che va assolutamente detta, è che su “Paramount” non c’è spazio per filler inutili, ma ogni canzone è una gemma che, in un mondo giusto, dovrebbe essere passata e ripassata su ogni tipo di media: il cantante Arno Menses, unitosi alla band col precedente album, è ora meglio inserito nell’alchimia dei Sieges Even, gli viene data maggior spazio decisionale e può lavorare su linee melodiche che sente di più. Se a questo aggiungiamo la sezione ritmica composta dai fratelli Holzwarth che ha un tiro da paura (finalmente possono far vedere quanto valgono realmente, visto che nei gruppi in cui appaiono come guest sono sotto sfruttati) e la chitarra fantasiosa di Marcus Steffen, risulta chiaro come questo disco possa raggiungere vette altissime senza un momento di calo. Difficile è, infatti, menzionare un highlight in particolare ma, pistola alla testa, non posso non fare una menzione particolare per Iconic, perché mi ha letteralmente rubato l’anima. Le sue melodie raffinate e malinconiche richiamano echi della musica brasiliana (forse qualcuno mi darà del pazzo ma è così) più intimista e riescono a far emergere una forte sensazione di saudade per quei luoghi (magici) anche a chi non vi è mai stato.

Con questa ennesima dimostrazione di grandezza, non posso far altro che consigliarvi questo album magnifico che, pur se più accessibile e melodico del predecessore, sfiora la perfezione.