Slipknot – All Hope Is Gone














Slipknot – All Hope Is Gone

Genere:Metal
Data uscita:2008
Label:Roadrunner
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:8.5/10
Recensito da:Renzo Giannini
"Slipknot

Slipknot – All Hope Is Gone

Il carrozzone più chiassoso del metal è tornado in città. Dopo quattro anni da “Vol. 3”, grazie al quale sono usciti dall’underground, dopo mesi trascorsi con dichiarazioni che hanno fatto venire dei dubbi sulla loro sanità mentale (“Noi siamo i più meglio qua, noi siamo i più meglio là…nessuno fa caciara come la facciamo noi”) (sì lo so, il dialetto dello Iowa assomiglia parecchio al romano, N.d.T.), dopo l’avvento delle nuove maschere e un singolo, Psychosocial, che lasciava prevedere un certo ammorbidimento dei suoni, ecco tra le nostro mani il nuovo scintillante “All hope is gone” pronto a dividere le folle.

Execute ci dà il benvenuto in questo nuovo viaggio con i nove mascherati, dicendoci che i detrattori del gruppo possono anche andare a farsi f****re: l’intro malata e disturbata, sottolineata dalla perfetta recitazione di Taylor, sfocia in Gematria (The killing name) e che l’aggressione sonora abbia inizio! La paura di un avvicinamento a suoni più commerciali viene spazzata via dal drumming martellante di Jordison e dal cantato strappa ugola di Taylor (“America is a killing nameee!!!!).

È veramente difficile definire gli Slipknot del 2008: le loro coordinate sonore sono passate dal nu metal/crossover degli esordi ad un melting pot ben amalgamato di stili. Trash, death, metalcore, oltre al già citato nu metal, fanno la loro apparizione su questo album contribuendo a renderlo meno omogeneo e più vario (cosa che mancava ai loro primi lavori). A testimoniare ciò, ci pensa Snuff la prima ballata degli Slipknot che ci da un altro importante insegnamento, ovvero che la violenza non è solo di tipo fisico: questa canzone fragile e delicata (veramente mostruoso Taylor, fortemente maturato grazie all’esperienza Stone Sour) colpisce direttamente allo stomaco, trascinandoci in un legame empatico con l’interpretazione struggente e sofferta, lasciandoci come svuotati alla fine.

Tutto il gruppo, comunque, fa segnare il proprio miglioramento (solo i campionamenti elettronici vengono lasciati un po’ in disparte) e, naturalmente, l’album ne beneficia enormemente. Quasi nulli, infatti, sono i passaggi a vuoto, anche se i nostri cambiano spesso e volentieri tempo, ma, dovendo scegliere per forza, Butcher’s Hook (solita grande alternanza tra cantato in growl e parti più melodiche) e la cadenzata Gehenna (disturbante attacco alle vostre sinapsi) sono i punti più alti di questo album, che si contraddistingue anche per le liriche al veleno che non risparmiano critiche e invettive contro il mondo moderno e la direzione che sta prendendo (il titolo “All hope is gone” non l’hanno scelto per caso).

Un ottimo album, giusto per tirare le somme, che convince nonostante il pensiero di molte Cassandre, a cui non resta che tremare perché (citando un verso di Gematria) “The time of the nine has begun!!!”