Soulive – Doin' Something














Soulive – Doin' Something

Genere:neo-soul, funk, jazz
Data uscita:13/03/2001
Label:Blue Note
Durata:N.A.
Sito Web:www.soulive.com
Voto:8.5/10
Recensito da:K.A. Gervasi Vidal
"Soulive

Soulive – Doin' Something

Soulive, questa crasi è calzante. Chiunque ascolti per la seconda volta l’album in questione è trascinato con ogni estremità del corpo a seguire le evoluzioni della propria mente.
Immaginate tre buoni amici che s’incontrano il fine settimana, proprio come farebbe ciascuno di noi, ma invece di stare a dar fiato alla bocca si parlano per mezzo dei loro strumenti. Così prende vita l’Acid-Jazz nella jam-band. Chiaramente è tutto più articolato di così ma la freschezza con cui gli stili musicali come il Jazz, la Stax, il Funk ed il Soul si fondono, per mezzo della chitarra di Eric Krasno, dell’Hammond di Neal Evans e della batteria di Alan Evans è a dir poco sorprendente. E’ incredibile come il giovane trio riesca a dare vita con groove e modernità alla magia dei musicisti di una volta. Con lo straordinario contributo del famoso trombonista Fred Wesley (della banda di James Brown) nell’arrangiamento degli ottoni, prende forma un album dalle sonorità ruffiane, non sarà il primo ascolto a sorprendervi ma il secondo, ad orecchio teso. Quando avrete fatto conoscenza con il trio sarà difficile lasciarlo a casa e non portarlo in macchina con voi.

L’album, quasi del tutto strumentale, si apre con la coinvolgente Hurry Up.. and Wait, un pezzo dai toni molto allegri, che dà spazio a ciascun componente del trio per ambientarsi ma che vede protagonista soprattutto la chitarra. Il warm up della jam session procede con Doin’ Something, cosicché il trio possa prendere confidenza con i propri ospiti. Con Evidence abbiamo un assaggio del grado e della capacità di coinvolgimento della band, di come l’edera Krasno riesca ad avvolgersi attorno alla spina dorsale ritmica. Le prime vere esplosioni di creatività le troviamo in Bridge To ‘Bama ed in Cannonball, due brani in cui la coralità strumentale si fa più intensa. Nel primo dei due chitarra e alto-sax (del guest Sam Kininger) si tengono per mano e si rincorrono, fin quando il piano non li raggiunge, per dire la sua, a quel punto la band ci coglie alla sprovvista e, con uno splendido gioco di campionamenti, si richiama all’ordine e si riorganizza per chiudere in bellezza il brano. Nel secondo abbiamo un grande omaggio al glorioso sassofonista “Cannonball” Adderley, l’intera sezione dei fiati dell’album viene chiamata all’appello e tutta la band si alterna in un jazz movimentato e degno di considerazione, qui i fratelli Evans danno una grande prova di intesa.

Un poco out-of-thread potrebbe risultare l’unica traccia che porta con sé una piacevole voce femminile: Romantic spezza la tensione musicale che si è accumulata. Solid e Roll the Tape sono un poco più sperimentali, per palati un po’ più esigenti ma non desistete perché la chiusura dell’album è davvero molto soddisfacente. Joe Sample sembra una traccia che inizia quasi per scherzo ma che, evidentemente, ha così divertito il trio da riuscire a spiccare il volo e, dopo qualche frase musicale che sembra ripetersi senza soluzione di continuità, si interrompe bruscamente.. qualche secondo di silenzio.. ed uno splendido solo di pianoforte dà l’ultimo saluto e ci ricorda quanto i musicisti della band siano legati alla tradizione musicale dei loro predecessori ma altrettanto desiderosi di dare modernità a questo retaggio.

Posologia: da ascoltare tassativamente ad alto volume ed in momenti di tachicardia.