Soulsavers – Broken

Soulsavers – Broken

I salvatori delle (vostre) anime sono ritornati (a collaborare) insieme a Mark Lanegan. Il “nostro” subwoofer umano, impegnato ad essere ospite in una miriade di progetti, presta nuovamente la sua ammaliante timbrica in “Broken”. Dopo i primi, delicati, minuti dell’opener “The Seventh Proof”, eccolo applicare le sue corde vocali, pregne di nicotina, all’acida “Death Bells” che da sola vale l’acquisto dell’intero disco.

Poi, appoggiando le labbra al microfono, Mark canta sommessamente “You Will Miss When I Burn”, stupenda ballata di Will Oldham, costruita sulle note calanti di un piano triste, imprigiona il tempo l’ex Screaming Trees, ferisce l’anima con poche parole: “when you have none none can hurt you”. I detrattori della band accuseranno i Soulsavers di sfruttare appieno le collaborazioni, noi ci limitiamo a dirvi che è impossibile “giudicare” “Broken” escludendo il fattore Lanegan. Va detto che tutti gli ospiti d’onore (Mike Patton, Jason Pierce e l’ultima scoperta Rosa Agostino) vengono relegati in un posticino marginale, come cori o seconde voci.

Ma i Soulsavers sanno come irretire la vostra anima portandola lontano grazie a “Some Misuderstanding”, vecchio brano di Gene Clark (Byrds), carica di pathos e rigore elettrico, stemperato dall’ottima melodia. Questo progetto, nato a due anni di distanza del precedente lavoro, mostra una virata nel songwriting, ricco di arrangiamenti molto diretti, frutto delle recenti esperienze live della band. “Shadow Falls” segna un altro punto, l’ennesimo, a favore del tenebroso e profondo singer, a perfetto agio in queste atmosfere brumose, doppiate dall’altrettanto micidiale “Can’t Catch The Train”. “Pharaos Chariot” in duetto con Jason Pierce, schiacciato dall’ombra di Mark, è l’ultimo brano in cui Lanegan torreggia.

Red Ghost ha il compito, ingrato, di chiudere questo disco dopo il passaggio di quel gigante. Anche quando l’uomo, dal carattere taciturno, si fa momentaneamente da parte il livello rimane sopra la media. Come ultimo highlight segnaliamo “Rolling Sky”, un miscuglio elettro-pop-jazz e chi più ne ha ne metta.. Forse un leggero senso di discontinuità potrebbe spiazzare l’ascoltatore, e di sicuro una linea ben definita separa la prima parte del disco dalla seconda, ma “Broken” va assaporato in piccole dosi, le canzoni vanno indossate come piccoli, differenti, gioielli. È un’opera simile alle montagne russe che vive di picchi emotivi intensi e di discese altrettanto ripide.