Tallest Man on Earth – The Wild Hunt

Bob Dylan ! Ecco l’abbiamo fatto subito e così ci siamo tolti il pensiero. Già perché ascoltando Tallest Man on Earth, quella del dio di Duloth sembra essere molto più che una semplice influenza artistica…. Non per questo però possiamo archiviare Kristian Matsson come l’ennesimo clone del padre di tutti i menestrelli. Soprattutto ascoltando questo The Wild Hunt, si scorge che il folletto svedese, a dispetto del nome d’arte sceltosi, ha tagliato quasi del tutto il cordone che lo legava ad un certo cantautorato di tradizione statunitense, molto presente ad esempio nell’esordio di Shallow Graces. La strumentazione rimane la medesima: una chitarra acustica, una voce ed appena un pianoforte proprio in chiusura, eppure troviamo molta più freschezza in questi pochi accordi ripetuti che in quasi tutti questi ultimi anni di indie rock ! Vi starete chiedendo come sia possibile essere innovativi imbracciando una chitarra acustica e dando largo sfogo alla propria ugola, è tutta una questione di attitudine e di cuore. Infatti Mattson sembra proprio approciarsi alla sua sei (o dodici corde che sia) come un reduce del grunge a volte, altre come un rocker degli anni ’50 altre ancora come il più dolce e riflessivo dei cantautori, ma sempre con una convinzione assoluta. Tutto è gia stato suonato ? Ed allora Mattson perlustra a fondo la tastiera logora della sua acustica, cambia accordature, accelera e picchia duro sulle corde, per arrivare ad arpeggi carezzati. Tutto è gia stato detto ? Ed allora Mattson grida, biascica, marchia a fuoco parole e rime, per cantare sempre la stessa cosa, l’anima. Il disco parte con un trittico fulminante: “The Wild Hunt” apre il lotto introducendo l’ascolto a tutti gli elementi che troveremo presenti nell’intero, “Burden of Tomorrow” accelera il battito e ci trascina nei territori densi di emozioni che il piccolo svedese ama solcare, “Troubles will be gone” è un delizioso e sincero omaggio al sempre presente Dylan. Sembra incredibile eppure il livello del disco continua a salire con l’emozionante “You’re going back”, una ballata d’amore per chitarra e voce, dove Mattson mescola egregiamente un’attitudine furiosa da rocker al tocco dolce del cantautore. Dolcezza che si palesa del tutto nella successiva “The Drying of the laws”, dove non è difficile lasciarsi andare e trovarsi davanti ad un cammino insieme a Mattson, tenendo il tempo col piede insieme all’uomo più alto del mondo