Tears And Rage – Welcome Inside














Tears And Rage – Welcome Inside

Genere:Blues Rock
Data uscita:2007
Label:Mk Records
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:9.0/10
Recensito da:Enrico Mainero
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Tears And Rage – Welcome Inside

Chi scrive vorrebbe capire il motivo per il quale a volte ci si imbatte (piacevolmente per carità) in dischi tanto profondi e ricchi d’energia quanto sconosciuti ai più e ignorati (inconsapevolmente s’intende) dalle masse. È capitato ultimamente con “Welcome Inside” dei Tears and Rage, una band dalla storia ancora da scrivere ma (ne siamo convinti) con tante frecce nella propria faretra. Il disco ha letteralmente preso possesso del lettore cd e non lo ha tuttora abbandonato, dichiarando guerra a qualunque cosa si avvicinasse anche solo come idea e pensiero.

Blues-Rock dei Tears and Rage prende forma nel 2002; dopo qualche anno passato in pista a dar lustro ad un genere che tanto fa emozionare appassionati e non, eccoli ora, con l’assistenza della neonata Mkrecords e con l’aiuto in produzione di nomi come Fabio Magistrali e Angelo Sposati, sfornare il loro primo lavoro. Il disco è costruito attorno a melodie accattivanti e fascinose e chitarre incendiarie e maledette.

Protagonista della scena la chitarra di un Joe Santelli decisamente sopra le righe. Inutile parlare di un episodio in particolare; la sua è una sei corde che entra nelle vene e che scioglie l’adrenalina come fosse burro al sole. I suoi riff e le sue divagazioni in solitario accendono il sacro fuoco del Rock, dando prova di quantà bontà risiede nell’underground italiano.

Il Blues americano abbonda tra le pagine scritte dal gruppo: gli insegnamenti del Mississipi, tra lacrime e ribellione, tra amarezza e volontà di emerere, reggono il peso di otto tracce davvero mai banali e quasi sempre divertenti e originali (cosa non facile per un gruppo che sembra sbucare direttamente dai ’70).

Registrato quasi interamente in diretta, l’album riflette in positivo questa sua condizione di immediatezza partendo con il piede giusto già in apertura con l’ottima Revolution in my head. La traccia dà inizio alle danze con un muro d’elettricità che investe l’ascoltatore fin dentro le viscere, rivelando un retrogusto amaro fondato su sonorità condite da un’armonica che sà tanto di Stones e dalla voce di Santelli tanto amara quanto delicatamente arrogante.

I’v looked for your eyes ci butta in faccia allegramente un felice dialogo voce chitarra che richiama i vecchi insegnamenti del Blues statunitense; esplosioni chitarristiche improvvise e arroventate guidano l’ascoltatore in territori incandescenti e pulsanti Rock’n Roll sanguigno. Una sezione ritmica dal palpitare vertiginoso e primitivo scalda gli animi di Never, traccia a metà strata tra un Funk indiavolato e un Rhythm Blues elettrico e frizzante.

Come non citare la vera gemma del disco? Lyn (brano strumentale) rende onore al talento compositivo ed esecutivo di un grande interprete della chitarra. Lo strumento di Santelli viaggia in principio tra dolci disgressioni in slide per poi esplodere qua e là in veloci e repentini cambi di tempo e di stile; il tutto perfettamente in rima con lo straordinario scenario che “Welcome Inside” è riuscito a creare attorno a sè. Uno scenario che dimostra ancora una volta l’immortalità di un genere che tanto ancora smuove e che tanto ancora ha da dire.