Teatro degli Orrori – A Sangue Freddo

Il Teatro degli Orrori – A Sangue Freddo

L'allucinazione come la vita e l'effige che si fa idea. La musica che fugge la dittatura dei contenuti dogmatici rincorrendo l'anarchia testual/sonora e costruendo brandelli d'esistenza quotidiana: questo è Il Teatro degli Orrori. Secondo protagonista (dopo il primattore Dell'Impero delle Tenebre) di questo spettacolo, stravolto e purgato dalla vita stessa, è l'album A Sangue Freddo. Tematiche sociali, religione, amore, solitudine, ingiustizia e cinica ironia si muovono nel palcoscenico che urla riff graffianti di chitarra e dove l'allestimento scenografico è “lucida crudeltà” interiore affrescata d'istinto. Il disco dà così sfogo alle angosce della propria epoca attraverso un suono magico e primitivo che esorcizza e sovverte logica e pensiero. Registrato analogicamente presso le Officine Meccaniche di Milano, l'album è come un congegno elettrico capace di creare dissonanze e modulazioni, un “Cencio” da strizzare per ottenere distorsioni ritmiche. Tra le “comparse” appaiono: Jacopo Battaglia (batterista dei romani Zu), che suona in Die Zeit e in Padre Nostro, Giovanni Ferliga (polistrumentista degli Aucan, che suona la chitarra solista in La Vita è Breve), Angelo Maria Santisi e Nicola Manzan – quest'ultimo ideatore del progetto “Bologna Violenta” – rispettivamente al violoncello e violino in Io ti Aspetto e in Alt. Francesca Gaiotto suona il pianoforte nello stesso. Paola Segnana, autrice della musica di Io ti Aspetto, nella canzone suona anche lei il pianoforte. Ed ancora: Richard Tiso suona il basso in Die Zeit, Robert Tiso gli affascinanti bicchieri musicali in Die Zeit e Io ti Aspetto, e infine i Bloody Beetroots collaborano alla creazione di Direzioni diverse.

In questo teatro globale, politico e ideologico la fisicità delle parole ipnotizza e la scrittura ritmica diventa “geroglifico” che provoca una sorta di nitida e cosciente trance acustica. Il sipario si apre con Io T'Aspetto dove il terrore della perdita si fonde alla piattezza sonora di una sigaretta appena spenta. Segue la carica cattiva di Due e la Titletrack che, spruzzata di citazionismo degregoriano, omaggia lo scrittore etiope, leader del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People), giustiziato il 10 Novembre del 1995 per aver osato protestare contro i magnati del petrolio. Arriva poi Mai dire mai e la raffinatezza electro-minimale dell'amore “senza né despoti né preti” di Direzioni Diverse, remixata da Bob Rifo dei Bloody Beetroots. Terzo Mondo è mancanza di cibo e fame d'amore, mentre Padre Nostro è un'invocazione senza Dio sulla scena dove la parola resta e la musica diventa gesto all'interno di un sistema. Majakovskivki è invece trasgressione sociale che musica l'irriverente e anticonformista Carmelo Bene nel suo riadattamento di "All'amato me stesso" di Majakovskij. Lo spirito di Bene pare essersi impossessato della vocalità di Capovilla. Sul finale si susseguono la violenza poliziesca di Alt!, la rarefatta ipocrisia quotidiana di E' colpa mia e l'omicidio poetico e latente de La vita è breve. Chiudono il sipario gli undici minuti di Die Zeit.

L'ascoltatore è posto davanti a realtà oggettive. Nessuna via di fuga, solo la possibilità di ascoltare, partecipare e interagire con suono e parole. L'album diventa vero e proprio strumento di riflessione ed esperienza esistenziale che purifica il pubblico tanto da contagiarlo. Non è rappresentazione ma evento che esprime la quotidianità evocando metafore mitiche e arcaiche. A Sangue Freddo: un'opera d'arte carica di bellezza sacrale e magica che tramuta le note in sangue caldo.