Textures – Silhouettes














Textures – Silhouettes

Genere:Extreme progressive, techno death metal
Data uscita:21/04/2008
Label:Listenable
Durata:N.A.
Sito Web:texturesband.com
Voto:8.1/10
Recensito da:Emanuele Catani
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Textures – Silhouettes

Gli incalliti sostenitori del Death Metal Tecnico degli inizi anni 90 ricorderanno sicuramente la traccia numero 7 dell’unico, insuperato e ormai mitico album “Focus” dei Cynic: Textures, per l’appunto. Uno strumentale incredibile che riusciva a sciogliere nelle sue trame fusion, metal, progressive, psichedelia e un gusto per il groove fuori dal comune.

Beh, il sottoscritto ignora se i ragazzi abbiano scelto di fare un omaggio al combo californiano ma di sicuro, hanno passato parecchio tempo ad ascoltarli. Così come è sicuro che la band avrà consumato i timpani con i tempi sincopati dei Death, le ritmiche filobrasiliane degli Atheist, ma anche con l’approccio devastante dei più recenti Mastodon.

A dir la verità questa ispirazione era ancor più palese negli album che avevano contraddistinto la parte iniziale della carriera dei nostri. In “Silhouettes” però la situazione, per chi scrive, si fa ancor più interessante: la materia grezza che si vedeva trasparire nei, pur splendidi, contesti dei vecchi lavori, è libera ora di presentarsi in tutto il suo reale valore, puntando forte su uno stile meno derivativo e più personale e coinvolgente.

Mi spiego meglio: nel nuovo lavoro esce fuori ancor di più tutta la classe compositiva che il gruppo ha nelle sue corde creando un contesto in grado di deliziare praticamente tutti gli ascoltatori di un metal di un certo tipo. Pur rimanendo ben scolpita nella sua complessità di fondo, difatti, lascia grandi spazi alla melodia e a sonorità più dirette e coinvolgenti così da permettere un approccio molto più semplice, ma non per questo scontato o prevedibile.

Ma in sintesi, come può essere descritta la loro musica? Dunque cito il dizionario proprio alla parola texture, riferito alla tessitura: trattamento compositivo grafico nel quale i segni visivi sono disposti in modo tale da formare una superficie equilibrata nell'alternanza di pieni e vuoti, disegno e fondo. E allora, semplicemente traducendo in musica: un trama compositiva libera di tessere insieme estremi giochi ritmici con intrecci armonici complessi e ben congeniati ma, nonostante ciò, in grado di ospitare con successo anche un senso melodico di forte impatto. E così riescono ad alternarsi, con estrema disinvoltura, riff arrembanti e massicce cavalcate death metal con arpeggi e aperture ariose degne del miglior Townsend, mentre il timbro vocale sa bene come dividersi tra cantato pulito e un growl diretto e rabbioso.

Intanto tutto intorno funziona alla perfezione, dal suono in fase di produzione, ai molteplici accorgimenti negli arrangiamenti, davvero di gran classe, fino alla cura nella costruzione di un senso del groove davvero difficile da trovare ai giorni d’oggi.

Che dire, complimenti ragazzi!