Untied States – Instant Everything, Constant Nothing

Untied States – Instant Everything, Constant Nothing

Ci vuole poco per rimanere colpiti dal sound contenuto nelle undici tracce di “Instant Everything, Constant Nothing”, il nuovo lavoro in studio degli americani Untied States. La band di Atlanta – nata dall’inossidabile amicizia tra Colin Arnstein e Skip Engelbrecht – mette in gioco una serie di elementi che, combinati con intuizione, danno vita a un rock entusiasmante, continuamente in bilico tra un approccio di natura punk e una evidente propensione verso le divagazioni ritmico/melodiche.

Elementi che emergono con forza in ogni passaggio. A cominciare dall’opener “Gorilla the Bull”, con le sue tensioni chitarristiche, abrasive al punto giusto, passando per le reiterazioni melodiche dell’ipnotica “Not Fences, Mere Masks”. Ma senza dimenticare la fatalità della scura “Unsilvered Mirrors”, le oscillazioni visionarie di “These Dead Birds”, e l’incalzante andamento di “Take Time For Always”. E, non citandola, faremmo un torto al rock obliquo di “Holding Up Walls”, e mancheremmo di rispetto alla salsa psichedelica che accompagna “Bye Bye Bi-Polar”.

A conti fatti ci sarebbe da menzionarli tutti i pezzi di quest’album, perché ognuno rappresenta la personalità multiforme della band, un quartetto di belle speranze che ha nella sua natura la costante tentazione di raddoppiare la posta in palio, senza lasciare nulla al caso, e soprattutto senza lasciare campo allo scimmiottamento dilagante che spesso asfissia le realtà emergenti. Coraggiosi, e dunque originali.