Von Till, Steve – A Grave Is a Grim Horse














Von Till, Steve – A Grave Is a Grim Horse

Genere:acustico, folk, blues, metal
Data uscita:6/2008
Label:Neurot
Durata:N.A.
Sito Web:www.vontill.org
Voto:8.0/10
Recensito da:Giuseppe Celano
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Steve Von Till – A Grave Is a Grim Horse

Violando tutte le regole del marketing, le due colonne portanti dei Neurosis decidono di uscire a brevissima distanza l’uno dall’altro con due opere molto simili fra loro.
I due ci avevano già abituato a questo tipo di uscite, quasi in sordina rispetto alla loro band.
Steve abbandona apparentemente ogni sorta di contatto con la band madre, per abbracciare il blues e la sofferenza, sviscerandone ogni suo aspetto.
A differenza del precedente e straordinario “If I Should Fall To The Field”, la nuova uscita riprende il discorso lì dove interrotto da “As The Crow Flies”.

La voce di Steve è nata per descrivere la sofferenza in ogni sua forma.
Provate ad ascoltare “Valley Of The Moon”, il suo incedere lento e maestoso agisce come se qualcuno si impadronisse del vostro flusso delle emozioni, facendolo sgorgare dal profondo senza che ne abbiate più il controllo,
Sarete attratti dal suo vortice di dolore sorretto da violini simili ad un lungo ed estenuante lamento di morte.
Le chitarre, sempre accennate, sembrano migliaia di fili di seta pronte ad accarezzare le ferite, ancora aperte, dell’anima.
Fra le cover scelte ed interpretate dal suo magico canto trovano posto Nick Drake, Townes Van Zant, Mikey Newberry.

La ritmica impostata dalla sei corde, viene raramente supportata da archi e organo sparsi qua e là, mentre su tutto torreggia, impareggiabile, l’ugola di questo gigante sognante.
E’ musica ancorata a fondo alla terra e alla tradizione, con l’unico intento di scongelare le nostre emozioni irrorandole di sangue rosso vivo, ricco di ossigeno rivitalizzante (Looking For Dry Land). Violini, slide guitar, e batteria cadenzata compongono la delicata e passionale “Western Song”.
Le atmosfere rarefatte, ma cariche di pathos e riverberi di una chitarra acidula, in “Brigit’s Cross” non lasciano scampo a chi ascolta questa opera.

Un ritorno devastante, capace di squarciare il silenzio con poche note sussurrate e parole affidate ad un singer che sembra possedere un cantato ancora più oscura e scarno dell’altrettanto impareggiabile Mark Lanegan.
“A Grave Is A Grim Horse”, un’opera di assoluta integrità stilistica che affonda le unghie nelle carni scorticandole impietosamente. Da avere assolutamente!!